Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/238

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novella xviii 235

sará sempre al comando vostro. Io anderò a parlar seco e farò di modo che in breve vi recherò buone novelle. — Restò per questa sí larga promessa l’imperadore senza fine lieto, e Bellincione, andato a casa, domandò in camera la figliuola e le disse: — Gualdrada, — ché tale era il nome de la fanciulla — io ti reco una buona novella, perciò che hai da sapere che l'imperadore è de le tue bellezze innamorato, come di bocca sua m’ha detto, e faratti, se tu seco sarai piacevole, una gran donna. Tu vedi che noi, ben che siamo gentiluomini, siamo poveri; Dio ci ha mandata la ventura nostra, sappiamola pigliare. — Non sofferse l’altiera ed onestissima giovanetta che il disonesto padre piú innanzi parlasse, ma da giusto sdegno accesa: — Dunque, — disse — volete voi farmi prima bagascia che maritata? Ché se avessi marito e voi mi parlassi di questo, non vi vorrei udire, e udirovvi essendo vergine? Tolga Iddio che mai uomo del mondo, se non colui che mi sposerá, divenga mio signore. Andate, e piú non mi parlate di questo. — Rimase il padre tutto confuso e non ardí farle piú motto. Con questa risposta molto di mala voglia se ne ritornò a l’imperadore, il quale, udendo la saggia e onestissima risposta di Gualdrada, dolente oltra modo, stette buona pezza che pareva piú tosto una statua di marmo che uomo vivo. Poi tra sé rivolgendo la magnanima deliberazione de la castissima vergine e quella senza fine commendata, disse al padre di lei: — Io ho deliberato, vincendo me stesso e le mie fiere passioni soggiogando, fare che il mondo conosca che, se so vincere gli altri, che anco so vincer me stesso. L’amore che ho portato e porterò sempre a vostra figliuola fará di questo certissima fede. — E alora chiamato a sé il fido suo cameriero, che Guido aveva nome, cosí gli disse: — Guido, vogliamo darti moglie, tale qual noi per il nostro figliuolo eleggeremmo. Tu sposarai la figliuola di messer Bellincione che qui vedi, e noi per dote sua ti daremo il Casentino e molte altre nostre castella che sono in Val d’Arno. — Mandò poi a chiamar tutti i suoi baroni e gentiluomini di corte, e messer Bellincione andò e condusse la bella ed onesta Gualdrada, e l'imperadore, a la presenza di tutti manifestato il suo amore