Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/261

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258 parte prima

sento di gelosia morire e il core in corpo mi si schianta. Il perché, cor del corpo mio, per non morir se non una volta sola ed uscir di questo gravissimo affanno, sará assai meglio che moriamo insieme e in un punto diamo fine a questi nostri sospetti. — E dicendo queste parole, prese un pugnale che a lato aveva e percosse la giovane nel petto per iscontro al core, la quale subito cadde boccone in terra morta; poi a se stesso rivoltato il sanguinolente ferro, se lo cacciò in mezzo il petto e sovra la morta Lucrezia s’abbandonò. Il romore ne la casa si levò grandissimo con uno acerbissimo pianto. La sfortunata madre, come disperata, mandava le strida fin al cielo. Campò Galeazzo tutto quel giorno e nel tramontar del sole morí. La povera madre, senza ascoltar consolazione né conforto da persona, per lungo spazio il morto figliuolo pianse; caso veramente degno di pietá e di compassione, e da far lagrimar le pietre, non che voi tenere e dilicate donne, che giá le belle lagrime sugli occhi avete. E a ciò che la cosa non si divolgasse com’era, i fratelli de la madre fecero segretamente i dui amanti seppellire, dando voce che di peste erano morti. La cosa fu facil da credere, perciò che alora in quella cittá era sospetto di morbo. Ed oltra di questo, un medico fisico ed un cirugico, corrotti per danari, affermarono la cosa esser cosí. Tuttavia non si puoté tanto celare che il fatto non si sapesse come era seguito. Diranno poi costoro che la gelosia non sia un pestifero verme e che non accechi gli uomini, se gelosia per ciò questa si può dire e non piú tosto pazzia e furore.