Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/274

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novella xxi 27l

fecero gran risa e si beffavano di loro. Il che eglino veggendo, dissero: — Voi credete, madonna, che noi parliamo da scherzo e da gabbo; ma noi parliamo da dovero e desideriamo esser su 'l fatto a la prova, a ciò si veggia chi averá avuto meglior parere. — E durando la questione, il re Mattia intese il tutto. Onde venne ove era la reina, che s'affaticava levar di capo ai dui ongari questa lor frenesia. Come il re fu giunto, cosí i dui baroni il suplicarono che degnasse fare che il signor Ulrico si mettesse a far patto con loro, perché essi di grado, non conducendo a effetto quanto si vantavano fare, volevano perder tutto il loro avere e che liberamente fosse donato dal re al signor Ulrico. Ma che essendo quanto affermavano, che il signor Ulrico promettesse la fede sua non offender la moglie e si levasse da la sua falsa openione e credesse le donne esser naturalmente pieghevoli a le preghiere degli innamorati. Il cavalier boemo, che per fermo teneva la sua donna esser onestissima e leale e fedele, e credeva come al Vangelo al parangone de l’imagine, che in tutto quel tempo che era stato lontano mai non aveva veduta pallida né nera, ma talora gialla, secondo che da alcuno era d’amore richiesta, e che subito ritornava al suo nativo colore, disse ai baroni ongari: — Voi sète entrati in un gran pecoreccio, dove anco a me piace di entrare, con questo patto, che io vo’ sempre poter far di mia moglie ciò che mi piacerá. Del resto, io metterò tutto quello che in Boemia ho a scotto, con quello che voi detto avete di mettere, che la donna mia non recherete a far la voglia vostra giá mai, e io non farò né a lei né ad altri di questo motto nessuno. — Contrastarono sovra questo piú e piú volte. A la fine, essendo a la presenza del re e de la reina e di nuovo stimolato il boemo da la trascuraggine dei dui ongari, egli cosí disse: — Poi che il signor Uladislao e il signor Alberto — ché cosí i dui ongari si chiamavano — sono pur disposti di mettersi a la prova di ciò che si vantano, quando sia con buona grazia e licenza vostra, sacro re e voi madama reina, io sono presto accordar loro quanto domandano. — E noi — risposero gli ongari — di nuovo affermiamo tutto ciò che abbiamo detto. — Il re fece assai per