Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/291

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288 parte prima

Ora, venendo al fatto, ti dico che ieri intesi come ti sei convenuto con messer Lionato de’ Lionati per sposar Fenicia sua figliuola per tua moglie. Guarda, signor mio, ciò che tu fai ed abbi riguardo a l’onor tuo. Questo ti dico perché un gentiluomo amico mio quasi due e tre volte la settimana si va a giacer seco e gode de l’amor di lei, e questa sera deve medesimamente andarci ed io, come l’altre volte soglio, a simil fatto l’accompagno. Quando tu voglia darmi la parola tua e giurarmi di non offender né me né l’amico mio, farò che tu stesso il luogo e il tutto vederai. E a ciò che tu sappia, sono molti mesi che questo amico mio gode costei. La servitú che teco ho e i molti piaceri che tu la tua mercé fatti m’hai, a palesarti questo m’inducono. Si che ora farai quello che piú di tuo profitto ti parrá; a me basta aver in questo fatto quell’ufficio che al debito mio verso te appartiene. — A queste parole rimase il signor Timbreo tutto stordito e di modo fuor di sé, che quasi fu per uscire di sentimento. E poi che buona pezza stette mille cose tra sé rivolgendo, in lui piú potendo l’acerbo e, al parer suo, giusto sdegno che il fervido e leal amore che a la bella Fenicia portava, sospirando al giovine cosí rispose: — Amico mio, io non debbo né posso se non restarti eternamente ubligatissimo, veggendo quanto amorevolmente di me e de l’onor mio cura ti prendi, ed un giorno ti farò conoscer con effetto quanto tenuto ti sono. Però per ora quanto piú so e posso ti rendo quelle grazie che per me si ponno le maggiori. E poi che di grado t’offeri a farmi veder quello che mai non mi sarei imaginato, io ti priego, per quella caritá che spinto ti ha di questo fatto ad avisarmi, che tu liberamente l’amico tuo accompagni, ed io t’impegno la fede mia che da leal cavaliero né a te né al tuo amico darò nocumento alcuno e questa cosa terrò sempre celata, a ciò che l’amico tuo possa goder questo suo amore in pace. Ché io deveva esser piú avvisto da prima ed aprendo ben gli occhi spiare minutamente il tutto con diligenza. — Disse adunque a l’ultimo il giovine al signor Timbreo: — Voi, signor mio, questa notte a le tre ore anderete verso la casa di messer Lionato e in