Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/32

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novella ii 29

il tutto. — Ariabarzane e la figliuola e la dote con buonissimo viso accettò, e a l’araldo cosí disse: — L’altra figliuola mia che il re mio signor ricerca, teco non poss’io ora mandare, perciò che ella è gravemente nel letto inferma, come tu potrai vedere venendo meco a la sua camera; ma io t’impegno la fede mia, che subito che sia guarita io la manderò a corte. — L’araldo, veduta la giovane che nel letto inferma giaceva, se ne tornò al re e il tutto gli disse; il qual sodisfatto restando, aspettava di questa cosa il fine. Ora non si sanando cosí tosto la giovane ammalata, il tempo venne del partorir de l’altra, la quale partorí un bel fanciullino con sanitá di tutte due le parti. Il che ad Ariabarzane fu di grandissima contentezza e d’infinito piacere, e vie piú il tutto s’accrebbe, che in pochi giorni il nasciuto bambino parve ne le sue fattezze al re suo padre tanto simile, che piú non potrebbe essere stato. Levatasi che fu la giovane di parto, giá la sorella sendo guarita e come prima bella divenuta, Ariabarzane tutte due riccamente vestite mandò al re con onorata compagnia, avendole prima ammaestrate di quanto dire e far devevano. Giunte che furono a la corte, uno di quelli d’Ariabarzane cosí al re disse: — Alto signore, eccovi non una sola figliuola ch'Ariabarzane vostro servo vi manda, ma tutte due, che sono quante egli ne ha. — Udita il re e veduta la liberal cortesia d’Ariabarzane, il tutto accettò, e disse fra sè: — Io mi delibero di far ch'Ariabarzane con sommissima contentezza d’animo resti da me vinto. — E prima che il messo che le giovinette aveva condutte si partisse, mandò a dimandar un suo figliuolo, che Cirro si chiamava, e sí gli disse: — Figliuolo, io vo’ che tu questa fanciulla sorella di mia moglie, la qual, come vedi, è bellissima, sposi per tua. — Il che il giovine fece molto volentieri. Da l’altra parte il re, ripresa la sua, cominciò una solenne festa, e volle che le nozze del figliuolo fossero celebrate con grandissimi trionfi e feste, e che durassero otto giorni. Avuta Ariabarzane questa buona nuova, né ancor chiamatosi vinto, e parendogli che il suo avviso gli riuscisse a pennello, deliberò mandar il figliuolino poco innanzi nasciuto al re, il quale, com’è detto, lo simigliava come mosca a mosca. Fece adunque far una