Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/367

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364 parte prima

debita distanza ai dui begli occhi sovrastavano, il cui splendore la vista di chi vi mirava in modo accendeva, che tutto di vivo fuoco far si sentiva, e chi fiso quelli guardava, cosi s’abbagliava come fa chi fiso vuol mirar l’ardente sole quando di giugno nel mezzo del puro cielo fiammeggia. Con questi poteva ella uccider ciascuno e, volendo, di morto render vivo. Il profilato naso, quanto al resto del vago volto conveniva formato, le rosate guance ugualmente divideva, le quali di viva bianchezza ed onesto rossor cosperse parevano proprio duo rosati pomi. La picciolina bocca aveva duo labra che dui lucidi e fini coralli parevano. Quand’ella poi parlava o rideva, alora due filze di perle orientali si discoprivano, da le quali tale e si soave armonia uscir si sentiva, con tanta grazia del parlare, che i più rozzi e scabri cori averebbe molli e piacevoli resi. Ma che dirò de la bellezza del vago mento? de la eburnea e candida gola? de le marmoree spalle? e de l'alabastrino petto, ove ella sotto un sottilissimo velo chiudeva due mamelline tonde, sode e delicate? Era il vergineo petto non molto rilevato, ma onestamente le sue bellezze mostrava convenienti a la tenera età de la fanciulla. Il resto de la sua snella e proporzionata persona si poteva facilmente giudicare non esser men bello, imperciò che diffetto alcuno non vi si scorgeva. Taccio le svelte braccia con le bellissime mani, le quali ella, spesso cavandosi i guanti profumati, lunghe, bianche e morbidette dimostrava. Né faceva ella come molte fanno, le quali volendosi mostrar oneste appaiono triste e malinconiche, ma col viso temperatamente allegro, benigna, cortese e modesta appariva. Cingevale il diritto e bianco collo una catenella d’oro di sottilissimo lavoro, la quale dinanzi al petto pendente, ne l’amorosa vietta che le poppe d’avorio partiva cadeva. La vesta era di zendado bianco, tutta maestrevolmente frastagliata, sotto a cui tela d’oro gaiamente riluceva. Mentre adunque che verso il castello cavalcarono, don Diego, secondo la costuma del paese, si pose dal canto destro Ginevra la bionda e quella di redine conduceva, seco di varie cose ragionando. Era il cavaliero non meno bel giovine che ella fosse bella fanciulla. Giunti a l’albergo, volle la madre di Ginevra la bionda