Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/378

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novella xxvii 375

a cui il cavaliero aveva data la lettera per dare a Ginevra la bionda, disse a la madre com’egli era cavalcato con un sol servidore e che fra spazio di venti di aveva detto che tornarebbe. A questo la buona madre s’acquetò. Passati i quattro di dopo il partire del cavaliero, il servidore portò la lettera a Ginevra la bionda, e la ritrovò a punto in sala con la madre, e fatta la debita riverenza le diede in mano la lettera. Come ella conobbe che era lettera di don Diego, di subito la gettò in terra e tutta cangiata di colore e piena d’ira disse: — Io gli ho pur fatto intendere che non voglio sue lettere né ambasciate. — La madre ridendo: — Questa per certo è una gran còlera — disse; — recami qua la lettera, ed io la leggerò. — Uno di quei di casa presa la lettera la porse a la padrona, la quale, aprendola, trovò che diceva in questo modo: — Poi che, signora mia, la mia innocenzia appo voi non ritrova luogo che nel vostro core possa imprimer cosa alcuna de le sue veraci ragioni, veggendo io per manifestissimi segni che a noia vi sono, anzi pur che mortalmente mi odiate, e non potendo sofferire che in nessuna quantunque minima cosetta io vi sia cagione di dispiacere, ho deliberato andarmene tanto lungi da queste contrade, che né voi né altri mai piú abbia nuova di me a ciò che restando io sfortunatissimo voi possiate viver contenta. Durissimo m’è e fuor di modo tormentoso il vedermi da voi sprezzato; ma molto piú duro e di maggior tormento mi è saper che voi per me o per cosa che io mi faccia, ancor che ben fatta sia, vi debbiate adirare o averla per male, per ciò che in me ogni supplizio è minore di quello che un vostro sdegno mi genera. E perché la mia vita, come debole, non potria lungamente tanti aspri martirii quanti ognora soffro sopportare, prima che ella manchi, che sará in breve, ho eletto in questa mia ultima lettera far noto la semplice veritá dei casi miei, non perché a voi ne venga infamia, ma per testimonio de la mia innocenzia. Ché non volendo io in disgrazia vostra vivere, sappia almeno il mondo che quanto si possa donna da un uomo amare vi ho io amata, amo ed amerò eternamente, portando ferma speranza che quando io sarò morto averete, ben che tardi, di me pietá, perciò che a la fine