Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/416

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IL BANDELLO

a l’illustrissimo signore

pirro gonzaga

marchese e signore di Gazzuolo

salute


Era, come sapete, mio costume, quando in Mantova dimorava, mentre che madama Issabella da Este marchesa al suo amenissimo palazzo di Diporto si teneva, andar due o tre volte la settimana a farle riverenza, e quivi tutto il giorno me ne stava, ove sempre erano signori e gentiluomini che di varie cose ragionavano, ora a la presenza di quella ed ora tra loro, secondo le occasioni. Avvenne un di che subito dopo desinare quella con le sue damigelle in camera si ritirò. Onde essendo quei signori e gentiluomini che v’erano restati soli, il nostro festevolissimo signor Gostanzo Pio di Carpi disse: — Signori miei, noi qui siamo e, per quanto intendo, madama stará buona pezza prima che rivenga. Io lodarei che per fuggir il caldo che fa che noi ci ritirassimo nel boschetto di pioppi che ella ha piantato in memoria del duca Ercole suo padre, e quivi su le rive del ruscello che ci corre ne la minuta e fresca erbetta sedessimo e ragionassimo di quello che piú ci diletterá. — Piacque a tutti la cosa e lá di brigata andammo. Come tutti fummo assisi, il signor Alessandro Gonzaga rivolto al signor Gostanzo disse: — Cugino, tu ci hai qui condotti e tu ci intertieni, e narraci qualche novelletta. — Il signor Gostanzo alora, che è, come meglio di me conoscete, bel parlatore e faceto, ridendo disse: — Poi che vi piace che io, come si dice, mi metta la piva in bocca, io sonerò e vi narrerò una piacevolezza che questi di è accaduta. — E quivi cominciò a narrar certe cose di un archidiacono, e dopo lui altri fecero il medesimo stando tutti su ’l