Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/7

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4 parte prima

il quale, avendo inteso la prudentissima risoluzione che si fece, assai con accomodate parole quella lodando, disse che meglio far non si poteva. Ed a questo proposito egli narrò un fierissimo accidente, altre volte a Firenze avvenuto. Il quale essendo attentamente stato udito, vie piú confermò il signor vostro consorte e voi ne la fatta conchiusione. Ond’io, parendomi il caso degno di compassione e di memoria, cosí precisamente com’era stato da l’Alemanni detto, quello scrissi. Sovvenendomi poi che voi piú e piú volte essortato m’avete a far una scielta degli accidenti che in diversi luoghi sentiva narrare e farne un libro, e giá avendone molti scritti, pensai, sodisfacendo a l’essortazioni vostre, che appo me tengono luogo di comandamento, metter insieme in modo di novelle ciò che scritto aveva, non servando altrimenti ordine alcuno di tempo, ma secondo che a le mani mi venivano esse novelle disporre, ed a ciascuna di quelle dar un padrone o padrona dei miei signori ed amici. Il perché avendo questa de l’Alemanni scritta, ancor che altre ne siano state narrate a la presenza vostra, ben fatto giudicai che, questa al nome vostro donando ed ascrivendo, quello a le mie novelle io ponessi per capo e diffensiva insegna. Essendo adunque stata voi la causa e l’origine, non bene misurando le forze mie, che io le novelle scrivessi, quali elle si siano, convenevol cosa m’è parso che voi siate la prima a la quale io, pagando il debito de la mia servitú e di tanti benefici vostri verso di me, ne doni una, e che innanzi al libro siate quella che mostri la strada a l’altre. Io mi do a credere, anzi porto pur fermissima openione, che voi le cose mie leggerete, perché assai spesso ho veduto quanto lietamente esse mie ciance pigliate in mano e buona parte del tempo quelle leggendo consumate. Né di questo contenta, le rileggete, e, che assai piú importa, quelle lodate. E ben che alcuni potrebbero dire che voi gli scritti miei commendiate, non perché essi siano degni d’esser né letti né celebrati, ma perché da me vengono, che tanto vi son servidore e che voi, la vostra mercè, in mille casi avete dimostro tener piú caro che forse, risguardando a ciò ch’io sono, non si converrebbe, essendo voi tra le rarissime donne del nostro secolo la piú, di vertú, di costumi, di cortesia e d’onestá, rara, e di buone lettere