Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, III.djvu/15

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12 PARTE SECONDA ci accostiamo agli estremi che sempre sono viziosi, ed invece di congiungerci a la vertù, abbracciamo il vizio. Cosi avviene che il giudicio nostro, trovandosi infetto ed ammorbato, non sa discernere né elegger ciò che sia il meglio da operare e quasi sempre s’appiglia al suo peggio. Per questo veggiamo tutto il di esser molto più di numero coloro che dietro al vizio s’abban¬ donano che non sono quelli i quali seguitano la vertù, tanta è la difficultà di ritrovar la stanza de la vertù. E nondimeno deverebbe ciascuno con ogni diligenza e con ogni sforzo effettuo- samente cercar il vero e buon camino e non si sbigottire né spaventar per fatica che ci sia, ma andar animosamente innanzi e non piegar né a la destra né a la sinistra, perciò che la fatica che si sopporta a voler operar vertuosamente è degna d’ogni lode e si converte in grandissima gioia, e maggior gloria s’acqui¬ sta ove è maggior contrasto e più difficultà. Non si sa egli che la vertù consiste circa le cose difficili? Deverebbe adunque da noi la vertù esser sempre seguita, diligentissimamente ricercata, riverita, amata e santamente abbracciata; il che se si facesse come si deverebbe, senza dubio veruno ci dilungaremmo dagli estremi e ci awicinaremmo al mezzo, e cosi l'azioni nostre sarebbero vertuose. Ma come dice il leggiadro toscano, infinita è la schiera degli sciocchi. Perciò non mi rincrescerà mai usurpar tutto il di ed anco scrivere una bellissima sentenzia, che sovente volte ho udito dire al glo¬ rioso e chiarissimo lume del sangue italiano, il signor Prospero Colonna, la cui memoria sempre sarà con riverenza e degnissime lodi ricordata. Diceva adunque il savio signore che la differenza che è tra il saggio ed il pazzo è cotale, che il pazzo fa sempre le cose sue fuor di tempo ed il savio aspetta il tempo oportuno. E chi dubita che come una cosa è fatta fuor di tempo non può esser buona? Come voi, signor mio, sapete, s'entrò in questo ragionamento essendo venuta la nuova de la morte del capitan Zagaglia d’Arimini, essendoci di quelli che per vendicar quella crudel morte volevano far certa impresa, la quale da voi non essendo approvata, non si pose altrimenti in essecuzione. E dopo