Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, III.djvu/242

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NOVELLA XXXIV 239 mettendo il nome dei debitori e la somma che gli devevano. Avuta questa cédula, chiamò il Cremonello un suo uomo di casa e gli disse: — Guarda chi sono costoro che su questa lista sono scritti, e fa’ che gli ritrovi tutti, siano dove si vogliano in questa isola, e farai loro intendere che se fra' quindici giorni non hanno pagato tutto il lor debito, che io ci porrò la mano con lor dispia¬ cere e danno, e che facciano pensiero che io sia il creditore. — Fece l’uomo il comandamento del suo padrone molto diligente¬ mente, di maniera che al termine statuito furono ricuperati circa quindici mila ducati. E se il Frescobaldo avesse voluto gli inte¬ ressi che in cosi lungo tempo erano corsi, tutti gli averebbe avuti fin ad un minimo denaio. Ma egli si contentò del capitale né volse interesse alcuno; che di più in più gli acquistò credito e riputazione appresso tutti, massimamente sapendosi già da cia¬ scuno de l’isola il favore che egli aveva appresso la persona del contestabile. In questo mezzo fu di continovo esso Frescobaldo commensale del Cremonello, il quale di giorno in giorno si sforzava d’onorario quanto più poteva. E desiderando che di con¬ tinovo egli rimanesse in Londra, piacendogli molto la pratica sua, gli offerse di prestargli per quattro anni sessanta mila ducati, a ciò che mettesse casa e banco in Londra e gli trafficasse, senza volerne profitto d’un soldo, promettendogli oltra questo ogni favore ne le cose de la mercadanzia. Ma il Frescobaldo, che desi¬ derava di ritirarsi a casa e viver il resto de la sua vita in quiete e attender solamente a se stesso, infinitamente lo ringraziò di tanta suprema cortesia e con buona grazia del contestabile, ri¬ messi tutti i suoi danari in Firenze, a la desiderata patria se ne ritornò, dove essendo ritornato assai ricco si mise a viver una vita quietissima. Ma poco tempo visse in quiete, perché quel¬ l’anno ¡stesso che da Londra era partito, in Firenze se ne inori. Che diremo noi de la gratitudine e liberalità di Cremonello? Certamente quanto a quello che col Frescobaldo operò, mi par degno di grandissima commendazione, il quale se cosi avesse amata la nobiltà del suo paese come mostrava amar i forestieri, forse che ancora sarebbe vivo. Ma egli odiò troppo la nobiltà d’Inghilterra, che al fine fu cagione de la sua morte. E poi che