Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, III.djvu/94

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NOVELLA XXII 91 nessuno, deve perciò per le sue rare doti esser da tutti amato, riverito ed onorato. Egli è nobile, cortese, gentile, umano, libe¬ rale, magnifico, servigiale e il più generoso signore che mai fosse in questa città, e per le sue vertù è.fin dai sassi amato. E per Dio! non ci è cosi gran barba d’uomo che non abbia di grazia essergli amico, e tu non vuoi che io l’onori e festeggi? La sua modestia e i suoi leggiadri costumi farebbero innamorarsi in lui un cor di marmo. Si che, mógliema, io sono per lui ubligato a vie maggior cosa che non è d’invitarlo a far colezione in casa mia. Volesse pur Iddio che io gli po^ssi far qualche-rilevato servigio ! come di core il farei ! — Queste parole trafissero senza fine il core de l'ingrata e superba donna, la quale senza rispon¬ der motto alcuno al marito se ne stette, e più tosto che puoté, da quello sviluppatasi, se n'andò in camera, ove gettata sul letto a le lagrime allargò il freno. Il marito come vidde partir la moglie, conoscendo la natura di quella che non voleva in conto alcuno esser garrita, montò su la mula e andò per la città a diporto. Ella sentendosi tuttavia un rimordimento al core, che pareva che da le profonde radici le fosse fieramente svelto, ad altro non poteva rivolger l’animo che al marchese, di maniera che quante cose egli mai per lei fatte aveva, tutte ad una ad una se le rap¬ presentavano innanzi agli occhi. E rimembrando la durezza, la crudeltà e la superbia che contra lui tante fiate usò, si sentiva di doglia morire. Che diremo qui, signori miei e voi signore nobilissime? Quello che in tanti anni con balli, feste, canti, giostre, torniamenti, suoni e con larghissimo spendere, lagrimando, ar¬ dendo, agghiacciando, sospirando, servendo, amando, pregando, e tutte quelle summissioni ed arti usando che Lucrezia a Tarquinio averebbero resa amica, non puoté il valoroso e gentilissimo mar¬ chese fare, fecero le semplici parole e vere del malaccorto ma¬ rito. Le quali quel superbo e indurato core di maniera umiliarono e resero molle, che ella, sempre stata rubella d’amore, senti in un punto cosi accendersi ed infiammarsi de l’amor del cavaliero, che quasi le pareva impossibile viver tanto che seco una volta ragionar potesse e le voraci fiamme, che miseramente la strug¬ gevano, manifestargli. Il perché quella sera stessa deliberò di