Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/102

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IL BANDELLO

a l'illustre signor

enea pio da carpi


Si come tutto il di veggiamo per prova avvenire che tutti quei fanciulli, che sono dai parenti loro mandati a le scole per imparare grammatica, non riescono tutti buoni grammatici, anzi il piú di loro restano ignoranti e a pena sanno talora legger una lettera che loro sia da alcuno amico scritta, e meno sanno riscrivere e sottoscrivere il nome proprio e bisogna che ad altrui facciano scrivere; cosí anco avviene di quei giovini che a Pavia, a Padova, a Bologna od altrove vanno per farsi filosofi o de la ragione civile e pontificia o di medicina dottori. Ché se tutti, che negli Studi generali se ne stanno e vanno ad udire ogni giorno due e tre lezioni, facessero profitto e divenissero dottori, diverrebbero, come si dice, piú gli sparvieri che le quaglie, cioè che piú sarebbero i dottori che i clientoli. Ma pochi son coloro che riescono dotti, come anco negli altri essercizi avviene, dove se in una cittá o castello si trovano dui o tre eccellenti in un mestiero è bene assai. Ora tra gli altri mestieri, a me pare che ne l’arte de la cortegiania infiniti si mettano, ma che molti pochi come ella deve esser essercitata l’apparino, perciò che ne le corti di vari prencipi, cosí in Italia come fuori, si trovano uomini pur assai che professione fanno d’esser cortegiani, e chi loro con diligenza essaminasse, si vederebbe che ancora non sanno ciò che importi questo nome di « cortegiano ». Bene si spera che il nostro signor conte Baldessar Castiglione fará conoscer l’errore di questi magri cortegiani come faccia imprimer l’opera sua del Cortegiano. E di questo ragionandosi non è molto qui in Milano in casa de la gentilissima signora vostra sorella, la signora Margarita Pia e