Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/119

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PARTE SECONDA hai consumato più grasso intorno agli stivali di messere che non farebbe un altro famiglio in tre mesi. Che cosa è questa? Io du¬ bito che ne faccia altro e che lo vendi. Dimmi la verità, ch’io la vo’ sapere: che cosa ne fai tu? —Intendeva Arrigo quasi ogni cosa che se gli diceva, ma non sapeva poi in italiano ben isprimere il suo concetto; pure semplice anzi scioccamente a la padrona ri¬ spondendo, le confessò il fatto come stava. E per meglio farsi intendere, si slacciò il braghetto e prese la sua lancia in mano, e a lei, che già tutta gongolava ed aveva la saliva a la bocca di provar come a le bòtte reggesse, mostrò come il grasso ado¬ perava, soggiungendo che quella medicina giovamento né profitto alcuno gli recava. — Mai si — disse alora la donna — che tu sei un bel fante ! Ben sai che codesta è una sciocchezza e nulla vale a questa tua infermità. Ora io ti vo’ insegnare un ottimo rimedio; con questo patto: che tu altrui non lo ridica già mai. Vieni, vieni meco, e vederai quanto tosto io te lo farò, questo tuo piuiolone, dico, divenire più molle che una pasta. — Era il marito fuor de la città e in casa non si trovava di chi la donna avesse a temere; onde conduttolo in una camera, seco amorosamente trastullan¬ dosi, volle che egli cinque volte nel suo grasso s’ungesse. Questa medicina, oltra che mirabile al tedesco parve, piacque meravi¬ gliosamente a tutti dui; ed ogni volta che commodità v’era e sentiva crescersi roba a dosso, con l’unto de la padrona ammor¬ bidava il fatto suo. Ed avendo Arrigo l’animo più a questo unto che a quello degli stivali, volendo andar il padrone a far volare, avvenne che un giorno trovò gli stivali non esser né netti né unti, di che fieramente entrò in còlerà. II buon Arrigo non sapeva che dire. Ed il padrone a lui : — Come vuoi tu — disse — che io fac¬ cia, tedesco ubriaco che tu sei? come farò mò io, brutto poltrone? Questi stivali sono tanto duri e secchi che né tu né altri me li potrà calzare già mai. Che ti vengano mille cacasangui, asino da basto! — Temendo Arrigo non avere de le busse: — Non vi turbate — disse, — non vi turbate, messere, ché io in un tratto gli farò venir molli. — Tu farai il gavocciolo che ti venga, sozzo cane, unto, bisunto! —rispose il padrone. Arrigo alora, che lo vedeva di più in più accendersi in còlerà, mezzo fuor di sé,