Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/159

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56 PARTE TERZA tutti che quivi eravamo parve mirabile e degna di memoria, cosi per dimostrar la immanissima tirannide d’uno, come anco per far conoscere che in ogni tempo e in ogni nazione si trovano alcune tra le donne di grande eccellenza e meritevoli che sempre con prefazione d’onore siano ricordate. Voi alora a me rivoltato, sorridendo mi diceste: — Bandeilo, questa certo non istarà male tra le tue novelle. — Anzi bene — risposi io, e vi promisi scri¬ verla; il che, ritornato a casa, feci. Ora andando raccogliendo e mettendo insieme esse novelle secondo che a le mani mi ven¬ gono, a questa ho voluto porre il nome vostro in fronte a ciò che da tutti in testimonio de l’amicizia che è tra noi sia veduta e letta, non avendo io altro da lasciar al mondo che de la nostra cambievole benevoglienza faccia fede. State sano. NOVELLA V nullissima vendetta fatta dagli eliensi contra Aristotimo crudelissimo tiranno e la morte di quello, con altri accidenti. La crudeltà del perfidissimo Ecelino m’ha ridutto a memoria una istoria non meno memorabile che pietosa, la quale l'anno dopo la giornata di Giaradadda io lessi in casa del dotto ed in¬ tegerrimo uomo messer Giacomo Antiquario. Aveva poco innanzi il gentilissimo e di tutte le lingue benemerito messer Aldo Ma¬ nuzio donato ad esso Antiquario alcuni libri di Plutarco cheroneo non ancora tradotti ne la lingua romana, come ora molti e in latino e in volgare tradotti dal greco si leggono. Lessi adunque in detto libro greco — in quello, dico, ove Plutarco parla di molte chiare ed eccellenti donne — l’istoria che ora intendo narrarvi. Fu Aristotimo di natura sua uomo fero ed immanissimo, il quale col favore del re Antigono si fece tiranno degli eliensi nel Pe- loponesso, che oggi Morea si chiama, regione de l’Acaia. Egli, occupato il dominio de la sua patria, come tiranno tutto il di usando male la sua potenzia, con nuove ingiurie vessava ed affligeva i miseri cittadini e tutto il suo popolo. II che non tanto gli av¬ veniva perché di natura egli fosse crudele e feroce, quanto che aveva per suoi conseglieri uomini barbari e viziosi, ai quali tutta