Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/214

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IL BANDELLO

al gran monarca de le leggi

il signor

giason maino


Non essendo cosa a l’uomo, mentre in questo mondo vive, piú certa de la morte né piú incerta de l’ora e sorte o sia maniera di morire, meravigliosa cosa mi pare che sia generalmente quella a cui meno che ad altro che ci sia si pensa. Io non dico giá che di continovo debbiamo esser fitti col pensiero su la malinconia del morire, ché si severamente non voglio astringer nessuno; ma bene sono di parere che di grandissimo profitto a ciascuno sarebbe, di qualunque condizione egli si sia, sovente ricordarsi che è uomo e consequentemente mortale. Né voglio ora che entriamo in sagrestia, volendo dir quello che dice la Scrittura: — Rammemora il fine de la tua vita che è la morte, e in eterno non peccarai; — e meno voglio per ora che abbiamo la mente al detto di quel santo dottore, il quale ci ammonisce dicendo: — Facilmente disprezza ogni cosa chi pensa che deve morire. — Lasciando adunque da parte il bene e utile de l’anima, io voglio che parliamo politicamente e veggiamo di quanta utilitá e profitto, a chiunque si sia, sarebbe d’aver spesso dinanzi agli occhi la téma ed orrore de la morte, e che egli non può saper il tempo di morire né in che luogo debbia ultimare i giorni suoi né di qual maniera di morte debbia a l’altra vita passare, e che forse, mentre che egli è in cotal pensiero, potrebbe di leggero avvenire che in quell’ora qualche strano accidente — ché tanti e si diversi ce ne sono sempre apparecchiati —