Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/231

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228 PARTE TERZA in casa animosamente e salutò la donna con amorevoli e belle parole, come se egli fosse stato gran domestico. Ella, mettendo la mano dentro la cesta, cominciò a pigliar in mano questa e quella cosa; ed egli, del tutto compiacendole, dispiegava ora nastri ora veli. Onde ella, veggendo certi veli di che aveva bi¬ sogno e che gli parevano molto belli, disse: — Buon uomo, che vendete voi il braccio di cotesti veli? Se me ne fate buon mercato, io ne piglierò fin a trentacinque braccia. — Madonna — rispose lo spoletino, — se i veli vi piacenò, pigliateli e non ricercate ciò che si vendano, perché il pagamento è fatto. E non solo i veli ma tutto ciò che ho qui è vostro senz’altro pagamento, pur che degnate pigliarlo. — Oh, io non vo’ questo — disse la donna, — ché non è onesto. Io vi ringrazio de le vostre offerte. Ditemi pur ciò che volete dei veli e io vi sodisfarò, ché non istà bene che voi, che guadagnate in queste fatiche il viver vostro, ci perdiate cosi grossamente. Fatemi onesto mer¬ cato e vi darò i vostri danari. — lo non perdo, anzi acquisto assai quando qui ci sia cosa che vi aggradi — rispose lo spo¬ letino; — e se voi avete l'animo cosi gentile come l’aspetto vostro ci dimostra, voi accettarete in dono questi veli e anco de l'altre cose, quando vi piacciano, con ciò sia cosa che uno ve gli dona che per voi non solo la roba ma la vita per compiacervi spen¬ derebbe. — La donna, udendo questo, divenne colorita come una vermiglia rosa quando di maggio ne l'apparir del sole comincia a spiegar le sue novelle foglie; e guardato fisamente nel viso a lo spoletino, gli disse: — Voi mi fate molto meravigliare di tal vostro ragionamento, onde saperei volentieri chi voi séte e a che fine m'avete detto queste parole, perciò che penso che m’ab¬ biate presa in fallo, non essendo io tale quale voi forse v’imagi¬ nate. — Egli alora, punto non si sgómentando, con accomodate parole, ché era, come ho detto, da Spoleto, le narrò e in quanta pena per amor di lei messer Filiberto vivesse e quanto l'era fedel servidore, e che non aveva persona al mondo de la quale più potesse disporre che di lui e di quanto al mondo possedeva; che era pur ricco e dei signori di Virle, e galantissimo com¬ pagno. Ed insomma egli seppe si ben dire e tanto persuaderla,