Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/246

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NOVELLA XVIII 243 inganno fatto ammazzare Alboino suo marito, rubati tutti i te¬ sori regi e menata via la figliuola del re; se anco il secondo marito, benemerito di lei e che a tanto rischio s’era per quella posto, senza alcuna colpa di lui non avvelenava. Ma io non voglio ora fare l'ufficio del satirico, e tanto meno che io veggio la si¬ gnora Antonia Gonzaga, moglie del signore cavaliero, e l'altre signore che qui sono guardarmi con mal occhio; ed io non debbo a modo alcuno dispiacerle, essendo sempre stato mio costume d'onorar le donne e far loro ogni piacere. Preparata adunque Rosimonda una coppa di vino avvelenato, aspettò che Elmige un giorno fuor del bagno se n'usci, ed essendo entrato in camera, ella con la coppa in mano quella gli porse e disse: — Rifrancate, marito mio caro, il languido corpo, ché io v’ho preparato questo salubre beveraggio. — Egli, che sete aveva, presa la tazza, gran parte del vino tracannò; ma sentendosi andar sossopra lo stomaco e tutte l’interiore conturbarsi con fierissimi dolori, già presago del tradimento, con turbato viso, presa la spada in mano, a Rosimonda disse: — Rea e malvagia femina, che venga dal cielo fuoco che t’arda! O tu bevi il rimanente di questo vino col quale avvelenato m'hai, od io con questo coltello come meriti t'ancido. — Ella, conoscendo l'inganno suo essere scoperto e non essendo in camera chi aita le porgesse e convenendole ad una via o ad un'altra morire, presa la coppa, il restante del vino inghiotti, ed in breve spazio di tempo amendui se ne morirono. Longino, perduta la speranza di farsi re, presi i tesori, quelli con Albisinda figliuola d’Alboino a Tiberio in Costantinopoli mandò. Affermano gli istorici che anco vi fu por¬ tato Perideo, il quale un giorno in presenza de l’imperadore e di tutto il popolo ammazzò un feroce e grandissimo lione. E temendo Tiberio de la fortezza di quello, gli fece cavar gli occhi. E cosi dei tre omicidiari d'Alboino nessuno rimase im¬ punito. I longobardi, per non istare senza re, congregati in Pavia, che poi fecero seggio del regno loro, elessero in re Clefi, uomo nobilissimo tra loro, il quale era ne la milizia di grandissima riputazione; ed anco egli, dopo un anno e sei mesi che regnato ebbe, fu da un suo servidore miseramente scanna