Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/249

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246 1>A RTIC TERZA voi filosofate, queste ciancie non convenissero, e meno a l’inte¬ grità de la santissima vostra vita, deve pensare, chi a la ragione ubidisce, essere alcuna volta di bisogno rallentar il rigore del vivere ed in cose oneste e piacevoli ricrearsi, per esser poi più forte e gagliardo a le fatiche degli studi. Cosi il padre de l'Aca- demia, Socrate, dopo le continove disputazioni de le questioni difficillime e altissime, dopo la disciplina di tanti eccellenti di¬ scepoli che l'udivano, quando era a casa non riputava cosa de la vita sua integerrima indegna, con i piacevoli figliuoli trastul¬ landosi, pigliare di quegli stessi piaceri che la fanciullesca età si piglia. E quello lodatissimo Scipione Affricano il maggiore, dopo i gravissimi pensieri del governo degli stati, non ¡schifava col suo Acate Lelio andarsi su per il lito del mare diportando e cogliendo i sassolini minuti e le cocchiglie marine. State sano. NOVELLA XIX Paolina romana sotto specie di religione è da l'amante suo ingannata ed i sacrifìci d’Iside disfatti. Noi siamo, signori miei, trascorsi per un ampio e cupo pelago de la corrotta vita de le persone dicate al servigio di Dio, avendo più di bisogno i cattivi costumi loro di emenda che di ripren¬ sione. Perciò bisognarebbe por le mani, come si suol dire, in pasta e venire a la riformazione de la vita loro, essendo eglino quelli dai quali noi altri deveremmo prender l’essempio del ben vivere e non vedere le disconcie cose e le perverse opere che tutto il di veggiamo. Io per me, dopo le cure domestiche, fa¬ miliari e degli amici, non ritrovo assai spesso altro conforto che venir qui e star buona pezza con questi venerabili religiosi o con quelli di Santo Angelo, di San Pietro in Gessate o con simili monaci o frati osservanti, nei quali non si ponno vedere se non buoni costumi, e da loro ricever ottimi consegli per passar il corso di questa nostra perigliosa vita. Ed ancor che si reg¬ giano degli altri che hanno il nome di religiosi e la vita tutta contraria a la professione che fanno, come molti ne sono in questa nostra città di Milano, non debbiamo perciò noi altri