Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/25

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22 PARTE SECONDA che voi molte volte vi debbiate esser meravigliato di me ed insiememente doluto de la mia poca amorevolezza verso voi per lo passato usata; ma spero, quando da voi le mie ragioni saranno intese, che appo voi troverò perdono, essendo quel gentile, costumato e grazioso giovine che séte. Se per a dietro mi vi sono mostrata ritrosa ed ho fatto sembiante di non ¡sti¬ mare né gradir il vostro amore, questo non è già proceduto da poco amore che in me fosse, non essendo il mio in conto alcuno minor del vostro; ché io so bene come ardo, vinta da la vostra bellezza e dai vostri modi gentili, e quanta passione e tormenti ho sofferti e soffro tuttavia per l’amor immenso che vi porto. Ma, signor mio, due cagioni sforzata m’hanno che 10 chiusamente ardessi e non scoprissi di fuori via il mio fer¬ vente amore. Prima per dubio che il signor mio consorte non se n’accorgesse, perciò che se egli avesse una minima mala sospezione de la mia onestà, io son certissima che senza ri¬ spetto veruno m’ancideria, ed io restarei la più vituperata femina che fosse già mai. Ed anche voi mettereste la vita vostra sovra 11 tavoliero a periglio grandissimo, ché devete pur conoscere l’uomo che egli è. Mi sono anco mostrata agli amorosi vostri desidèri renitente, dubitando che voi non faceste come il più dei giovini fanno, che fingono fervidissimamente amare e, come hanno goduto de l’amor loro, non solamente abbandonano le ingannate donne, ma si vanno gloriando e con questi e quelli vantando di ciò che hanno fatto, e talora dicono assai più del vero, parendo loro di trionfare se le innamorate che hanno metteno in bocca al volgo. Questi rispetti adunque mi sono stati un freno che finora m’ha ritenuta ed hammi vietato che io po¬ tessi con effetto mostrarvi quanto v’amo e quanto desidero farvi cosa grata. Ma a la fine, vinta e superata da l’ardore che mi abbruscia e stimolata da la grandezza de l’amore che io vi porto, non gli ho potuto far più resistenza e sono sforzata di condescendere a compiacer agli appetiti vostri. Ben vi prego affet¬ tuosissimamente che due cose ne seguano: l’una, che le cose cosi segretamente si facciano che nessuno Io sappia già mai, e sovra tutti il signor mio consorte; l’altra, che voi deliberiate