Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/251

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e / 248 PARTE TERZA come le meretrici publiche. Ed in tanto s’erano lasciate trasportare agli appetiti mal regolati, che se gli avi loro fossero ritornati in vita e avessero veduta la pompa de le vestimenta con tanto oro e si preziose gemme e perle orientali, e udite le parole non convenevoli a donne e madonne oneste, e considerata la vita lasciva e poco pudica con quei modi ed atti meretrici]', avereb- bero, pieni di meraviglia e insiemeinente di sdegno, detto quello non esser l’abito, non i costumi, non i modi, non le maniere, non la moderata vita, non la lodevole conversazione che a le figliuole loro avevano per eredità lasciato. Né crediate che il viver degli uomini fosse in parte alcuna meno lascivo che quello de le donne. Quella creanza romana, quella avita vertii, quello antico valore, quella temperata vita e quei santissimi modi, che gli avevano l’imperio del mondo acquistato e con tanta gloria mantenuto, più non si trovavano; di modo che l’uno e l’altro sesso era caduto ne la spurcizia d’ogni abominevol vizio. E quelli che romanamente vivessero e imitassero gli antiqui e buoni costumi erano molto rari, travarcando tuttavia il perfetto vivere romano di male in peggio. Di questi rari adunque personaggi, in cui l'antico valore ancora non era estinto, si poteva tra le oneste donne senza dubbio annoverare la bella ed onestissima Paolina, la quale, sinceramente amando il suo marito, attendeva a le cose de la casa che a le femine appartengono, in nessuna parte inferiore a l'antica Lucrezia né a Cornelia madre de’ Grac¬ chi od a Porzia di Bruto. Avvenne che un giovine romano di famiglia equestre, che Mondo si chiamava, vedute le bellezze e sagge maniere di Paolina, di lei fieramente a poco a poco, veggendola spesso, cosi acceso rimase che come non la vedeva gli pareva, vinto da estrema passione amorosa, di morire. Era l’ordine equestre mezzo tra i patrizi e i plebei, e in questo ordine Mondo di ricchezze era dei primi e splendidissimamente viveva. Come egli si vide esser di Paolina invaghito e che senza la vista di lei la sua vita era peggio che morte, cominciò tutto il di ove ella andava, o ai publici giuochi e spettacoli o ai tempii o in qualunque luoco ella andasse, a seguitarla, sperando con l’assiduo corteggiare e con doni d’acquistar l’amore e la