Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/264

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NOVELLA XX bisogno a la sua impresa, e quelle date a Vittore. Ora essendo il tutto messo ad ordine, Vittore con quattro suoi servidori e col giovine che nuovamente aveva fatto venire, che Gabbadio si chiamava, si vesti la notte con costoro di maniera che pare¬ vano diavoli. Ed avevano in capo certe gran corna piene di fuoco artificiato, che rendeva fuoco e fumo come essi volevano, e da le spav entose mascare che al volto avevano gittavano talora fiam¬ melle a modo di raggi. Questi, cosi bestialmente mascherati, entrati in casa di Ferrando, se n’andarono vicini a la camera ove egli e la moglie dormivano, e quivi in sala e sovra una loggia facevano un trescare proprio da demòni; e Gabbadio, ora contrafacendo l'asino, ora il bue ed ora qualche augello, faceva proprio parere che quei vgri animali fossero quivi presenti. II perché il mastro di casa di Ferrando, uomo attempato, cd altri servidori di casa saltarono fuor di camera. Ma come videro, al parer loro, i demòni, ad alta voce gridando, si ritirarono ben tosto ne le camere loro. Il medesimo fecero quelli che la donna aveva corrotti, i quali, de la favola consapevoli, gridavano: — Iesus! Ave Maria! questi sono diavoli de l’inferno! — E re¬ plicato questo due e tre volte, si chiusero in camera. Ferrando come senti il romore e udi dire « Iesus » e « diavoli » tremando come una foglia al vento, saltò fuor del suo letto e corse in quello de la moglie, gridando: — Oimè, Filippa! non senti tu ciò che sento io? — La donna, fingendo altamente esser addormentata, si lasciò dar più di dui punzicchioni prima che facesse vista d’essersi destata: poi, tutta scotendosi, paurosamente disse:—Oimè! chi mi tocca? chi è qui? — E finse voler saltar fuor del letto. Fer¬ rando, abbracciatala: — O anima mia — disse, — io sono il tuo marito. — Deh, vi perdoni Dio! — rispose ella un poco sde- gnosetta. — Io dormiva troppo bene. Che volete voi? — Oimè! — soggiunse Ferrando — non senti tu lo strepito e il romore che in casa si fa? ché certamente la casa è piena di demòni. Eccoli che picchiano per la sala ed urlano. Iesus, aiutami! —• E mille segni di croce si faceva. La donna ridendo : — Io credo — disse — che voi sognate. Io non sento nulla. Queste sono de le vostre, che non potete sofferire di lasciarmi dormire. — Era 2Ó2