Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/288

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NOVELLA XXIV buona cosa abondevole. Ed essendo noi qui a Porta Vercel- lina in casa del signor Giovanni, voglio che solamente pas¬ siamo a Porta Comense nel suo popoloso borgo, ed entriamo nel giardino de la molto vertuosa e gentile signora Ippolita Sforza e Bentivoglia. Vedete mò die poco viaggio voglio che facciate. Devete dunque sapere che, non sono ancora duo mesi, un giovine di bassa condizione, ma tuttavia nodrito con sol¬ dati e stato su l’arme, figliuolo de l’ortolano che aveva in cura il detto giardino e ’1 palazzo, circa l’ora del desinare andava a casa. Ed essendo in fantasia per aver fatto parole con non so chi in «filano, teneva la mano su la spada, come fanno il più de le volte questi tagliacantoni ; e non mettendo troppo mente a quello che si dicesse né facesse, bizzarramente braveg¬ giando, disse assai forte: — Al corpo di Cristo, io lo giungerò! si farò, al corpo di Cristo! Ad ogni modo io ho a metter questa spada — e questo dicendo, cavava quasi mezza la spada fuor del fodro — ne le budella ad un traditore, e tante volte lo pas¬ serò di banda in banda che mi caderà morto a’ piedi. — E poi fra sé, pur farneticando tuttavia e borbottando alcune parole fra’ denti, con viso turbatissimo diceva basso non so che. Egli era nel mezzo de la via che va dritto a San Sempliciano, che sapete esser assai larga e patente. Mentre adunque che egli con questi ghiribizzi in capo diceva ciò che v’ho detto, a lui vicino passava uno dei sergenti de la corte, che noi chiamiamo « sbirri », che ritornava dentro la città, avendo nel borgo fatte certe essecuzioni; ed egli anco aveva la sua abitazione assai vicina al giardino di che v’ ho parlato. Il sergente, veggendo il turbato viso del minacciante giovine e udendo le fiere parole che diceva, si persuase, avendo altre volte esso sbirro fatto pa¬ role col giardiniero padre del giovine, che egli quelle bravate facesse per suo dispregio e vituperio. Volendosi adunque chia¬ rire de l’animo del giovine, gli disse: — Giovan Antonio — ché tale era il nome del giovine, — io non so se tu parli meco, perciò che, non veggendo ora persona qui vicina, non posso pensare altrimenti. Se tu hai cosa alcuna da partir meco, parla chiaro, ché io son bene uomo per risponderti ad ogni maniera