Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/310

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IL BANDELLO

al magnifico signor

carlo attellano


Tra l’infinite qualitá di pazzie che travagliano, affliggono e spesso rovinano de l’anima e del corpo l’uomo, credo io che l’alchimia e l’incantesimo siano de le principali, perciò che a me pare che in queste due quanto piú la persona s’essercita, quanto piú vi s’invecchia, tanto piú vi s’affatichi e desideri d’essercitarle. Che di molte altre specie di pazzia non pare che avvenga, veggendosi che mille occasioni e massimamente l’invecchiare fa che l’uomo ad altro rivolge l’animo, e di se stesso seco sovente si vergogna. Il che de l’alchimista non avviene, il quale quante piú prove, quanti piú esperimenti fa, quanti piú sofistici vede con suoi ingegni riuscire, piú s’anima a seguir l’impresa, e spera o ritrovare la quinta essenzia, che io per me non so che cosa sia, o vero tiene per fermo aver cangiato il rame in buon oro od almeno in purgatissimo argento. E nondimeno, non seguendo l’effetto, subito iscusa l’arte e dirá la tintura non esser ben fatta, il fuoco esser stato di tristo carbone o di troppo forte, di modo che, con mille altri inganni ingannando se stesso, consuma la roba e la vita ed insieme con la Luna, con Mercurio e con queste loro ciancie si risolve in fumo. Quell’altro con la Clavicula di Salomone, se egli la fece, e con mille altri libri d’incantagioni spera ritrovare gli occultati tesori nel seno de la terra, indurre la sua donna al suo volere, saper i segreti dei prencipi, andar da Milano a Roma in un atomo e far molti altri effetti mirabili. E quanto piú l’incantatore si truova ingannato, piú nel fare incantagioni persevera,