Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/356

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NOVELLA XXXVII 353 presta né ebbe tanta forza che egli non si facesse una gran piaga nel petto. Vero è che la ferita fu sotto la poppa destra e andava verso il braccio, di modo che non si profondò troppo nel petto né fu mortale. Il sangue usci in gran copia; pure si ristagnò in poco d'ora. Corse la fante a questo spettacolo e dicendo: — Oimè, che cosa è questa? — Teodoro, a la presenza di Cassandra, le narrò tutta l’istoria del suo amore, astringendola a pregar la sua padrona che di lui avesse pietade. La fante, che era buona compagna, mossa a compassione del povero ferito, a la sua donna si rivoltò e cominciò a favore de l’infermo a portar gagliardamente i pollastri. Da l’altra banda Teodoro non man¬ cava a se stesso, aiutandosi con la lingua. Ora, che che se ne fosse cagione, parve che Cassandra alquanto s’intenerisse, e cominciò a confortar l’amante, essortandolo a far buon animo e attendere a guarire, e che più non tardasse d'andare a farsi medicare. Teodoro non si voleva partire se ella non gli prometteva averlo per servidore. Tanto seppe dire, aiutandolo la buona fante, che Cassandra gli promise, come fosse guarito, di compiacergli. Si parti con questa promessa l’amante e lieto a casa n’andò, ed ordita certa favola, che la notte precedente era stato ferito, fece venir uno cirugico, dal quale fu diligentemente medicato. E perciò che la piaga non era molto profonda, in poco di tempo guari. Come fu guarito, ritornò al suo solito essercizio, tentando ogni di Cassandra che gli volesse attendere quanto promesso gli aveva. Ella, che mossa da pietà e stimolata da la fante, aveva detto quelle buone parole per confortarlo, non già perché avesse animo di far cosa meno che onesta, si ritrovava tanto di mala voglia che non sapeva ove dar del capo. A la fine non sapendo che più farsi, non la cessando mai Teodoro di molestare e la fantesca sempre essortandola a compiacergli, disse un giorno a l’amante: — Teodoro, tu sei pur deliberato non mi lasciar vivere, tanta seccaggine mi dai! Io son certa che se a inio marito dirò questa cosa, che tra lui e te nascerà mortale nemistà, ed io mai più non sarò lieta. Per Dio, lasciami stare, io te ne prego, e non mi dar più molestia; altramente tu sarai cagione che io farò cosa per la quale mai più né tu né io saremo lieti. M. Uakdkllo, Novelle.