Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/394

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


IL BANDELLO

al riverendo

don urbano landriano


E’ si suol communemente dire che a chi ama mai non manca argomento di scrivere a la persona amata, anzi d’ora in ora e di momento in momento nascono nel core di quello nuovi argomenti, i quali fanno che sempre l’amico ha occasione di dar nuova di sé a l’amico. Il che io nel vero in me stesso esperimento e di giá piú volte n’ho fatto prova, e non ci ho dubio veruno. Voi forse al presente, essendo qualche di che mie lettere ricevute non avete, potrete di leggero dubitare che, per esser voi a Napoli e io qui ne l’amenissima stanza di Landriano, ove la Dio mercé a me stesso vivo e a le muse, piú di voi non mi ricordi, o vero che soggetto mi manchi da scrivervi. Ma né l’uno né l’altro in me ha luogo, perciò che se me proprio posso obliare, mi smenticherò anco il mio ufficiosissimo Urbano, avendo sempre con efficacissimi effetti conosciuto quanto amato m’avete e piú che mai amate, e i lunghi viaggi che talora per miei affari voluntariamente avete fatti. E come mai di mente uscir mi potrebbe, quando voi al piú algente verno, essendo tutta Italia neve e ghiaccio, vi partiste da Fermo e quasi volando a Mantova veniste, avendo avuta la falsa nuova del mio male? Si che non v’accade dubitare che io non sia sempre di voi ricordevole. Non devete altresi pensare che mi manchi argomento o soggetto di scrivervi, amandovi come faccio, e tanto piú essendo ai di passati dimorato