Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/422

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NOVELLA XLVIII 419 egli era il più industrioso, sagace, solerte e pronto che fosse in corte. Dico adunque che avvenne un di che la nora di Pascasio Decio, castellano del castello de l'Ovo a Napoli, partorì un figliuol maschio, e secondo la costuma de la città, ella fu onore¬ volmente visitata cosi da’ cortegiani come anco dai gentiluomini e gentildonne napoletane. Onde tra gli altri che v’andarono, un dì v’andò Roderico, col quale erano alquanti giovini cortegiani di brigata, che, per le piacevolezze che faceva, volentieri con lui s’accompagnavano. Era in camera alora con la giovane, che in letto si giaceva per rispetto del parto, esso Pascasio suo suo¬ cero, il quale, per la vecchiaia da cui era consumato, a piè del letto sovra un bastone assai languidamente, rimirando la nora, appoggiato se ne stava. Da l’altra parte poi v’erano dui, dei quali uno era corpulento e grasso, che pareva un bue di quelli che questo natale passato, di dui giorni innanzi la festa, vidi in Milano condursi per la città con le corna dorate ed incoronati di lauro, i quali sono tanto grassi che non si ponno a pena movere, e credo che se giocassero a correre con le lumache o con le testuggini perderebbero. L’altro aveva fama per Napoli d’esser di natura d’asino, ingrato, ruvido e dispiacevole; e tutti dui a torno al letto, riversati su due panche, si riposavano. Come Roderico, che innanzi ai suoi compagni entrò, vide cotesto spettacolo, se n’andò dritto verso il letto ove la giovane aveva il pargoletto figliuolo in braccio, e senza dir altro, quivi s’in¬ ginocchiò con tutti dui i ginocchi. Poi levatosi, riverentemente, con ammirazione grandissima, si accostò a la giovane e basciò le fasce involtate a torno i piedi del picciolo bambino. E subito rivolto ai compagni che già entrati erano, e pieni di meraviglia 10 riguardavano e non sapevano imaginarsi perché egli ciò che faceva facesse, disse loro con un viso allegro e ridente: — Signori miei, che state voi a fare, che come io non v’inchinate ed adorate? A me sarebbe stato avviso di commetter un grandis¬ simo peccato e quasi irremissibile, ma ben degno d’inestimabil pena, se, entrato in questo sacrosanto presepio, ove l’asino e 11 bue, come vedete, stravaccati se ne stanno, ed ove il vecchia- rello Giosef al suo bastone s’appoggia, io non avessi a la madre