Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/476

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NOVELLA LVII 473 che a buon’ora prenda moglie e non aspetti gli anni de la vecchiezza, e che maggiore sciocchezza non è che maritarsi vecchio. Fu anco unitamente determinato che di tutte le pazzie non è la maggiore che veder uno - che sia vecchio o molto attempato e prenda una giovane per moglie, che sua figliuola di gran lunga esser potrebbe, e di questo si fatto matrimonio esser il più de le volte seguito male assai, con danno e vergogna del marito e de la moglie. Era in questi ragionamenti il gen¬ tilissimo giovine, delizia de le muse, messer Alfonso Toscano, governatore dei signori figliuoli del signor Alfonso Vesconte il cavaliero; il quale, veggeiido i ragionamenti esser terminati, narrò una novella molto a proposito di ciò che detto s’era. E paren¬ domi degna d’esser annotata, quella descrissi. Ora, venutami a le mani mentre che io, riveggendo le mie novelle, insieme le metto, a questa ho messo ne la fronte il nome vostro, e vo la mando e dono per testimonio de l’amore che tra noi sin da’ primi anni sempre è stato, pregandovi che non solamente a messer Tomaso vostro fratello, ma anco al vostro diligente Ba- vasero la mostriate, se egli più di me si ricorda, che pure era solito esser ognora di me ricordevole. State sano. NOVELLA LVII Un dottore vecchio si marita, e la moglie con uno scolare si dà buon tempo mentre il dottore attende a studiare. Non sono, per mio giudicio, inutili né da essere sprezzati questi ragionamenti che qui ragionati si sono, e veramente la conchiusione è non solamente vera ma divina. Ché in effetto, se le cose che fanno le giovani donne, quando s’abbattono aver marito vecchio, si sapessero e venissero in luce, si vederebbe che il più d’essi vecchi rimbambiti, anzi pur quasi tutti, se ne passano in Cornovaglia senza partirsi da casa. Ed io per me non saperei che castigo darne a le povere donne: non che vo¬ glia dire che facciano bene, ché non lo fanno, ma perché mi pare che il peccato loro sia degno di compassione e perdono. Maggior castigo crederei io che meritassero i parenti che una