Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/478

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novella lvii 475

l’auditorio aveva nome d’esser il più dotto e il più acuto che ci fosse. Questi di rado abbandonava il dottore e, sempre a lato a quello, proponeva dei dubbi che aveva o su le udite lezioni o sovra alcun testo. II dottore, veggendolo ingegnoso ed acuto e desideroso d'imparare, volentieri l’ascoltava e benignamente gli rispondeva, dichiarandogli i proposti articoli ed essortandolo a studiare, offerendosi da ogni tempo per udirlo ed insegnarli. Per questo andava spesso il giovine lombardo a trovar suo maestro a casa e facevasi chiarire quei dubbi che a la giornata gli occorrevano. Ma egli in questo mezzo entrò in un maggior dubbio che non era quello dei testi raccolti da Giustiniano o de le glose d’Accursio o di quanti mai ne mossero Baldo e Bartolo. E questo avvenne perciò che, praticando assai sovente in casa del dottore e veggendo la moglie di quello più e più /volte, che molto gli piaceva, di si fatta maniera di lei s'innamorò, che ordinariamente andava a casa del dottore più per veder la moglie di quello che per imparar da lui. Nondimeno, essendo bramoso di pascer la vista con le bellezze de la donna amata, trovava ogni di nuovi dubi, per aver occasione d'andar a trovare il dottore e veder quella che più cara aveva e più amava che le pupille de gli occhi suoi. Piaceva molto al dottore l'acutezza de l’ingegno e prontezza del suo discepolo, ed aveva di lui openione che riuscir devesse uno dei buon dottori che ne lo studio fossero, e quando di lui parlava nei circoli degli scolari, meravigliosamente lo lodava. La donna, veggendo quasi ogni di il giovine lombardo, avendolo più volte udito commendare dal marito e parendole che amorosamente fosse da lui, si com’era, vagheggiata, e bello e costumato giudicandolo, perché Amore a nullo amato amar perdona, di lui s’innamorò e cominciò con gli occhi colmi di pietà a rimirarlo. Del che il giovine, che avveduto era e non teneva gli occhi ne le calze, di leggero s’accorse e ne mostrò meravigliosa contentezza. Onde cominciatosi con lei a domesticare, cortesemente la salutava e con mille propositi piacevoli seco s’interteneva, non avendo perciò ancora ardire di parlarle d’amore. Tuttavia non si poteva talora contenere che alcuna paroletta amorosa