Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/48

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IL BANDELLO

al magnifico suo nipote

messer

gian michele bandello


Sogliono ordinariamente le donne, còlte a 1’improviso, aver secondo i casi le risposte pronte e in un subito proveder a quanto bisogna; e dando loro questo la natura, non deve esser dubio che piú provide e piú accorte saranno quelle che piú averanno praticato. Ma qual donne praticano piú diversitá di cervelli de le cortegiane de la corte di Roma? Quivi communemente concorrono tutti i belli e i piú elevati ingegni del mondo, essendo Roma commune patria di tutti; quivi d’ogni sorte le buone lettere fioriscono, cosí latine come greche e volgari; quivi sono iureconsulti eccellenti, filosofi e naturali e morali consumatissimi; quivi pittori si veggiono miracolosi. Ci sono scultori che nel marmo cavano i volti vivi, e i confiatori col metallo gittano ciò che vogliono. Ma per non raccontare d’una in una l’arti, elle in perfezione tutte ci sono, di maniera che in ogni specie di vertú chi vuole farsi eccellente vada ad imparar a Roma. E perciò che, come dice l’ingegnoso sulmonese, avviene assai spesso ch’un medesimo terreno produce la rosa e l’ortica, cosí anco a Roma ci sono uomini buoni e tristi. Ma lasciando il resto, parlerò de le cortegiane che, per dar qualche titolo d’onestá a l’essercizio loro, s’hanno usurpato questo nome di « cortegiane ». Sono per l’ordinario tutte piú avide del danaro che non sono le mosche del mèle, e se casca loro ne le mani alcun giovine di prima piuma, che non sia piú che avveduto e scaltrito, vi so dire che senza oprar rasoio lo radono fin sul vivo e ne fanno anotomia.