Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/51

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


48 PARTE SECONDA che tutto lo guastava, perché era fuor di misura misero ed avaro. Come egli fu venuto a Roma, Rocco mancò alquanto del suo grado, perciò che stava sotto al Romeo e tanto e non più negoziava quanto gli era da Romeo imposto, di modo che pareva negoziatore del Romeo, non del cardinale, e in casa con lui viveva non come compagno ma quasi come servidore. Ma non era cosa che a Rocco più premesse che la miseria del Romeo, di maniera che ogni picciolo avantaggio che trovato avesse, averia piantato, come si suol dire, il suo cardinale e si sarebbe accordato con altri, ancor che fossero stati privati e senza grado veruno, perciò che esso Rocco teneva forte del parasito e averebbe sempre voluto la tavola piena. In questa sua mala contentezza egli spesso si ritrovava a desinare e a cena con i suddetti signori, e quivi, dicendo male de la estrema ava¬ rizia di messer Antonio, si disfogava; ed ancora che ci fosse Isabella, non se ne curava. Cominciava egli a dire che il pane si comprava tanto duro che non si poteva con i denti masti¬ care né tagliar con coltello, e che aveva la muffa e che ben ispesso lo faceva biscottare, allegando che asciugava il catarro; che inacquava il vino, prima che venisse a tavola, tanto forte che ne averia potuto bere uno ch’avesse mille ferite in capo; che altra carne non si vedeva che di bue, la quale prima che si finisse aveva fatto tre o quattro brodi ; che ci era un gambetto che più di venti volte era stato in tavola né mai fu da persona tócco, perché era un osso ignudo senza carne, e che come la tavola era messa, da se stesso saltava in tavola. Diceva che 'l formaggio era tutto roso da le tarme e guasto e che le frutte si compravano mal mature e venivano in tavola cinque e sei volte. Queste cose diceva egli senza rispetto veruno, né si curava che da tutti fosse udito. Avvenne un di che tra lui ed Isabella furono di male parole e vennero sui criminali, di modo che Rocco gli disse che se non fosse stato il rispetto di messer Roberto, le averia detto cose che l’averebbero fatta arrossire. — E che mi puoi tu dire — soggiunse Isabella — se non eh’ io sono una puttana? Questo già si sa, né io per questo arros¬ sirò. — Riscaldato Rocco da la còlerà, s'offerse di pagar una