Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/62

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IL BANDELLO

al molto illustre ed eccellente signore

il signor

galeazzo sforza

di Pesaro


Se le trascuraggini e disordini che tutto il di nascer si veggiono dal pestifero morbo de la gelosia, non fossero a tutto il mondo manifesti e massimamente a voi, che cosí copiosamente nei passati giorni ne parlaste, quel di che desinaste con il signor Alessandro Bentivoglio e con la signora Ippolita Sforza sua consorte nel lor giardino di porta Comasca, io mi sforzarci con piú lungo dire di fargli aperti e chiari. Ma perché voi gli sapete e conoscete manifestamente di quanto male la gelosia sia cagione e come assai sovente il marito indebitamente ingelosito fa che la moglie, piena di stizza e di dispetto, diviene in tanta disperazione, che si delibera di far de le cose, che prima non averia pensato giá mai, io per ora non ne dirò troppe cose. Voglio bene che chi ha moglie a lato, tenga aperti gli occhi e consideri le azioni di quella, e misuri destramente i passi e gli atti che gli vede fare e con giudizioso occhio misuri e consideri il tutto, da ogni passione alieno, e che sovra il tutto metta mente che per sua dapocaggine e tristi portamenti non le dia occasione di far male. Deve anco considerare, si come voi saggiamente alora diceste, che essa moglie non gli è data per ¡schiava né per serva, ma per compagna e per consorte. E veramente tutti i mariti che questa considerazione averanno e la metteranno in opera, potranno notte e di sicuramente attendere agli affari loro senza temere che le moglieri li mandino a Corneto. E ragionandosi variamente dei mali che pervengono da la sfrenata gelosia, messer Venturino da Pesaro vostro soggetto,