Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/94

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IL BANDELLO

al magnifico ed eccellente dottor di leggi

messer

benedetto tonso


Venni questo verno prossimamente passato per commessione di madama Isabella da Este marchesana di Mantova a Lodi a parlare a l’illustrissimo ed eccellentissimo signor Francesco Sforza duca di Milano, a fine che col mezzo d’esso duca il marchese Federigo di Mantova liberasse di prigione messer Leonello Marchese, che a requisizione de la signora Isabella Boschetta ne la ròcca d’Ostiglia aveva imprigionato. Il duca, conoscendo quanto di grazia e d’autoritá voi per le molte vostre rare doti e singolari avete appo il marchese, volle che voi veniste a Mantova e che con l’ingegno e destrezza vostra in nome suo diligentemente procuraste essa liberazione. Ora venendo noi di compagnia a Mantova, passammo per Gazuolo, ove lo splendidissimo signor Pirro Gonzaga cortesissimamente ci raccolse e ci tenne un giorno, facendone tutte quelle amorevoli dimostrazioni che di suo costume suole agli amici suoi fare. Cenandosi adunque in ròcca ove eravamo alloggiati, avvenne non so come che si parlò de la reina Giovanna seconda di Napoli, sorella di Ladislao re, la quale a’ suoi di, poco curando la fama e l’onor feminile, fece assai piú nozze e piú uomini seco a giacere prese che non provò Alathiel figliuola di Meminedab soldano di Babilonia, secondo che ne le sue piacevolissime novelle descrive il Boccaccio. E dicendosi che era pur gran cosa che alcune donne, massimamente di stato sublime e reale, avessero tenuto cosí poco conto de l’onestá loro, si raccontarono anco gli adultèri de la prima Giovanna, pure reina di Napoli, e di