Pagina:Bandello - Novelle. 1, 1853.djvu/245

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perchè, poi non ci fummo, la mia signora Fenicia mi disse che tu l’avevi appoggiata con troppo strepito. Fa destro e chetamente il tutto. – Queste parole sentì chiaramente il signor Timbreo, che al core gli erano tanti pungenti ed acuti spiedi. E quantunque fosse solo ed altre armi che la spada non avesse, e quelli che passavano avessero, oltra le spade, due arme astate e forse fossero armati, nondimeno tanta e sì mordace era la gelosia che gli rodeva il core e sì grande lo sdegno che lo infiammava, che egli fu vicino de l’aguato uscire ed animosamente quegli assalendo ammazzar colui che amante esser de la Fenicia giudicava, o vero, restando morto, finire in un’ora tanti affanni, quanti per soverchia pena miseramente sofferiva. Ma sovvenutoli de la data fede, e grandissima viltà e sceleragine stimando i già affidati da la sua parola assalire, tutto pieno di còlera, di stizza, d’ira e di furore, in sè rodendosi, attese de la cosa il fine. Così i tre, giunti dinanzi a la finestra de la casa di messer Lionato, a quella banda che si è detto, molto soavemente al balcone la scala appoggiarono, e colui che l’amante rappresentava su vi salì ed entrò ne la casa come se dentro avesse avuto fidanza. Il che poi che lo sconsolato signor Timbreo ebbe veduto, e credendo fermamente che colui che salito era se n’andasse con Fenicia a giacere, assalito da fierissimo cordoglio si sentì tutto svenire. Ma tanto pure in lui il giusto sdegno, com’egli credeva, puotè, che cacciata via ogni gelosia, il fervente e sincero amore che a Fenicia portava non solamente in tutto s’affreddò, ma in crudel odio si converse. Onde, non volendo altrimenti aspettare che il suo rivale venisse fuori da ’l luogo ov’era appiattato, partì ed al suo albergo se ne ritornò. Il giovine, che veduto l’aveva partire e chiaramente conosciutolo, quello di lui pensò che in effetto era. Il perchè non dopo molto fece un suo segno ed il salito servidore dismontò, e di brigata a casa del signor Girondo se n’andarono, al quale narrato il tutto, egli fece di questo meravigliosa festa, e già gli pareva esser de la bella Fenicia possessore. Il signor Timbreo, che molto poco il rimanente de la notte aveva dormito, si levò molto a buon’ora, e fattosi chiamar quel cittadino messinese col cui mezzo aveva al padre domandata Fenicia per moglie, a lui impose quanto voleva che facesse. Costui, de l’animo e voluntà del signor Timbreo pienamente informato e da lui astretto, su l’ora del desinare andò a trovar messer Lionato, che ne la sala passeggiava aspettando che il desinare fosse ad ordine, ove medesimamente era l’innocente Fenicia,