Pagina:Bandello - Novelle. 1, 1853.djvu/264

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IL BANDELLO AL MAGNIFICO CUGINO CARISSIMO MESSER GIACOMO FRANCESCO BANDELLO


Sì come chiaramente è noto, la terra nostra di Castelnuovo è posta non molto lontano da le radici de l’Apennino, a la foce ove Schirmia scarca le sue per l’ordinario limpidissime acque in Po. Quivi è l’aria tanto temperata quanto in altro luogo di Lombardia. Del che fanno fede amplissima i molti uomini vecchi che vi si truovano e la sanità che di continuo vi persevera, perciò che molto di rado suol avvenire che straordinarie infermità vi regnino. E, tra l’altre, non ci è memoria che in nessuno di quella patria mai si ritrovasse gotta, se forse altrove non sono andati ad abitare. Io mi ricordo, quando era fanciullo, che per miracolo vedeva messer Pietro Grasso, il qual, essendo nato di madre milanese a Milano ed in Milano nodrito, ne la sua vecchiezza venne a fare il rimanente de la sua vita a Castelnuovo, così mal concio de la gotta, che non poteva andare nè aiutarsi de le mani, ma se ne stava sempre a sedere; e conveniva che dai servidori in qua ed in là fosse portato, perciò che aveva i piedi gonfi, stravolti e da le gomme nodose resi assiderati ed attratti, e le mani in modo guaste ed i nodi de le dita di sorte aggroppati e fatti gonfi, che parevano carchi di nespole. Da l’altra parte poi, tra i molti vecchi che ci erano, i quali o arrivavano ai cento anni o gli passavano, io vedeva ogni giorno Giacomo de la famiglia dei Secondi, che, per quello che egli ed altri affermavano, passava cento quindici anni, e nondimeno era la sua vecchiezza sì forte e prospera, che per tutto caminava assai dritto de la persona e con la sua vista ancora chiara ed acuta. Ora io, che mi dilettava di fuggir il disagio più che io poteva ed imitare le grui e le cicogne, soleva, come più in destro mi veniva, nel tempo de la state andare o in Valtellina a goder que’ freschi di Caspano e dei Bagni del Masino, o vero mi riduceva a Castelnuovo ne le case di mio padre, ove di luglio le notti sì fresche erano che io, che altrove a quei tempi non poteva lenzuolo sopra di me sofferire, quivi tutta la notte dormiva con una buona coperta a dosso, ed il giorno in una saletta terrena senza sentir caldo quel noioso