Pagina:Bandello - Novelle. 1, 1853.djvu/357

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alcuni dì che il re non lo chiamava a interpretar le parole de la lastra, egli entrò in tanta smania che ne fu per impazzire, e non poteva per niente sopportare che il re facesse così poco conto di lui e che le sue malizie non avessero avuto luogo. Onde in ogni sermone diceva del re il maggior male del mondo. Nuove visioni poi e simulate revelazioni predicando e de la miracolosamente rivelata lastra parlando, tanto fece che la fama ne pervenne al papa, il quale fece scrivere al re per chiarirsi di questo fatto. Il re che fin a quell’ora s’era prudentemente governato e per onor de l’ordine minoritano non aveva voluto far movimento alcuno, fece subito dar de le mani a dosso ai dui più segreti compagni di fra Francesco, i quali confessarono molte sceleratezze del padre. Onde con questo processo mandò al papa il prete che aveva recata la lastra, e volle anco che fra Francesco gli fusse condotto. Il papa, fatto il tutto con diligenza essaminare e ritrovato che erano tutti adulteri, sacrìlegi e proprietarii, condannò i dui compagni insieme con fra Francesco a star in prigion perpetua e digiunar tre giorni de la settimana in pane ed acqua. Furono adunque consegnati in mano del lor generale che a Roma era, e posti in carcere purgarono amaramente fin che vissero i lor peccati. Tale fine adunque ebbero le visioni di fra Francesco spagnuolo.


Il Bandello a l’illustrissima signora Emilia Pia di Montefeltro


Questi dì, come sapete, la molto bella e vertuosa signora Ippolita Torella, moglie del signor conte Baldassar Castiglione, essendo di parto del suo figliuolo il conte Camillo, fu, come è la costuma, da tutte le gentildonne e gentiluomini mantovani tutto ’l dì visitata. E se vi ricordate, essendovi voi insieme con l’illustrissima signora Isabetta Gonzaga, già moglie del signor Guido d’Urbino, per alcune lettere che riceveste fu necessario partirvi. E dopo la vostra partita venne non so chi, il quale disse di certo berrettaio che si era per gelosia d’una sua innamorata ammazzato. Alora messer Antonio Filoseno, giovine di buone lettere latine e greche dotato, che insegnava al signor Galeazzo Gonzaga del signor Giovanni, pigliando la parola disse: – Deverebbero pur oggimai questi infortunati amanti apparare