Pagina:Bandello - Novelle. 1, 1853.djvu/383

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sbaraglino, e giocavano a basciarsi amorosamente, come più volte furono veduti da chi vi metteva l’occhio. Ma torniamo al nostro Gandino, il quale, se dovunque dimora si facesse una publica grida che il più savio e scaltrito che quindi si trovasse se ne partisse, egli subito sarebbe il primo a sgombrare il paese, e nondimeno ragionevolmente voi potete per le cose udite far giudicio quanto egli sia matto spacciato. Veramente altro di lui non si può dire se non che in effetto abbia perduto il cervello, se pensava che sua moglie volendosi far scuotere il pelliccione gli averia chiesta licenza. Ella a punto, che ha più vizii ch’una mula spagnuola restia e che farebbe la salsa al diavolo, gli averebbe manifestati i suoi amori e che colui scherzava seco di mano e di lingua, avendo già sentito come egli a modo veruno non voleva sofferire che alcuno le toccasse sotto panni la carne ignuda! Credetemi che ella non era punto nè sciocca nè melensa, ma che sapeva benissimo il fatto suo, ed era molto più accorta ed avveduta che lui, e l’averebbe mille volte il giorno venduto in ogni mercato. Era ben egli goffo ed accecato da dovero, con un cervello il più sgarbato del mondo e senza intelletto veruno, persuadendosi di saper i segreti de le donne che elle a pena sanno. E certamente questo errore fu pur troppo grande che egli fece di scriver i peccati de la moglie e persuadersi di saperli. Ma che si può dire del sagramento che egli le diede a giurare? Codesto fallo non si emenderebbe con emenda che imaginar da uomo si possa, nè tal macchia si lavarebbe con tutta l’acqua che l’Adda dal lago de la città di Como riceve e manda in Po. Io non credo già mai che il facondo e dotto messer Benedetto Tonso, avvocato de lo stato di Milano, graziosissimo, o il suo compagno, il veemente ed eloquentissimo messer Francesco Taverna, che oggidì in diffender le liti regnano in corte e sono i primi padroni che ci siano, con tanti lor colori rettorici, con tante leggi e chiose quante sempre hanno in mano, pigliassero a diffender questo caso, ove Cicerone e Demostene resterebbero mutoli. Ben si può affermare che Gandino non abbia pari in pazzia, che meriti esser bandito dal consorzio d’ogni buona compagnia. Chè io per quanto più ci penso, tanto meno so scusarlo, nè so come imaginar si potesse che la moglie devesse manifestargli se ella l’aveva dolcemente mandato senza passar il mare nel reame di Cornovaglia. Chè quando solamente pensato l’avesse, ancor che effetto nessuno seguìto mai non fosse, come deveva ella dire ad un marito geloso cotal suo pensiero? E quale è quella così pudica ed onesta donna a cui talora non