Pagina:Bandello - Novelle. 1, 1853.djvu/94

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del maggior tempio di Milano, e nondimeno sono io assicurato che tu sei più vago mille volte dei fanciulli che non è la capra del sale. – Alora il Porcellio con alta voce più che puotè e crollando il capo disse: – Oh, oh, padre reverendo, voi non mi sapeste interrogare. Il trastullarmi con i fanciulli a me è più naturale che non è il mangiar e il ber a l’uomo, e voi mi domandavate se io peccava contra natura. Andate, andate, messere, chè voi non sapete che cosa sia un buon boccone. – Il santo frate, tutto a questa diabolica voce stordito, si strinse ne le spalle, e rimirato alquanto il Porcellio per miracolo, come averebbe fatto mirando un spaventoso mostro, sospirando disse: – Oimè, signor Iddio, io ho fatto porre Cristo in una ardente fornace; – e partissi, e incontrando la donna disse: – Madonna, io ho fatto quanto ho potuto. – In questo il Porcellio chiamò ad alta voce la moglie; ella subito corse in camera del marito. Il ribaldone e scelerato uomo le disse: – Moglie, fammi recare una secchia d’acqua e non tardare. – Dimandato ciò che ne volesse fare: – Io vo’ – disse egli – ammorzare il fuoco intorno a Cristo, che quel bestione del frate mi dice che io ho posto in una fornace; – e narrò a la moglie il tutto, la quale ebbe di doglia a morire. Il Porcellio prese meglioramento e sanò del male, e a cosa si divolgò in corte e per Milano, di maniera che da tutti essendo mostrato a dito, fu astretto non uscir più di casa, e creder si può che come era vivuto da bestia si morisse da bestione. E insomma si può dire che il lupo muta il pelo ma non cangia vizio.


Il Bandello a l’illustre signora la signora Camilla Gonzaga marchesa de la Tripalda


Egli è bene ormai tempo che io devessi ricever da voi una sola risposta a le mie tre lettere che v’ho scritte, dopo che voi sète partita di Lombardia e andata nel regno di Napoli. E vi prometto per quella riverenza che sempre v’ho portato, che io tra me stesso deliberato aveva di por fine al mio scrivere e non vi mandar più lettere mie; non già che io sia fatto gran maestro e salito in superbia, o che io più non vi stimi come