Pagina:Bandello - Novelle. 2, 1853.djvu/321

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povero uomo, come vide il duca, con le lagrime su gli occhi se gli gittò a’ piedi e cominciò a chiedergli' 'giustizia. Alora il duca fermatosi: – Leva su, gli disse, – e dimmi che cosa c’è e ciò che vuoi. – E a fine che altri non sentissero di quanto il mugnaio si querelasse, lo trasse da parte e volle che a bassa voce il tutto gli narrasse. Ubidì il buon uomo e distintamente ogni cosa gli disse, e gli nomò i dui compagni che erano di brigata con Pietro, i quali il duca ottimamente conosceva. Udita così fatta novella, il duca disse al mugnaio: – Vedi, buon uomo: guarda che tu non mi dica bugia, perciò che io te ne darei un agro castigo. Ma stando la cosa de la maniera che tu detto m’hai, io provederò a’ fatti tuoi assai acconciamente. Va, e aspetterammi oggi dopo desinare al tuo molino che io so ben ov’è, e guarda per quanto hai cara la vita di non far motto di questa cosa a persona, e del rimanente lascia la cura a me. – Così racconsolato con buone parole il povero mugnaio, lo fece ritornar al molino. Ed avendo desinato, comandò che ciascuno a cavallo montasse, perchè voleva andar fuor di Firenze. Così il duca con la corte s’inviò verso il molino, e quivi giunto si fece insegnare il palazzo di Pietro, che non era molto lontano, e a quello si condusse. Il che sentendo esso Pietro e i compagni, lo vennero ad incontrar dinanzi a la casa, ov’era una bella piazza con un frascato fatto di nuovo. Quivi il duca da cavallo smontato, disse a Pietro: – Io me n’andava qui presso a caccia, e veduto questo tuo bel palagio e domandato di chi fosse, intendendo che egli è tuo e che è molto agiato e bello, con bellissime fontane e giardini, m’è venuta voglia di vederlo. – Pietro che si credette il fatto star così, umilmente lo ringraziò di tanta umanità, scusandosi che non era tanto bello esso luogo quanto forse gli era stato detto. Cominciarono tutti a salir le scale ed entrarono in belle ed accomodate stanze. Il duca entrava per tutto, e lodando or una camera ed or un’altra, si pervenne ad un verone che aveva la veduta sovra un bellissimo giardino. In capo del verone era una cameretta il cui uscio era fermato. Il duca disse che il luogo fosse aperto. Pietro che, sentito il venir del duca, ivi dentro aveva chiusa la giovane, rispose: – Signore, cotesto è un luogo molto mal ad ordine, e certo io non saperei ove por la mano su la chiave, ed il castaldo non è in casa, chè io l’ho mandato a Firenze per alcune bisogne. – Il duca che quasi tutti i luoghi di casa aveva visto, presago che la mugnaia vi fosse dentro: – Orsù, – disse, – aprasi questo luogo o con chiave o senza. – Pietro alora accostatosi a l’orecchia del duca, ridendo gli fece intendere che quivi aveva una garzona