Pagina:Bandello - Novelle. 3, 1853.djvu/132

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130 parte seconda

in camera tornarsene, senza esser da persona veduto, se non da quelli che egli seco conduceva. Essendo adunque tutti in camera, il re alla contessa disse: Madama, con vostra buonagrazia, la signora Alix ed io entreremo per ragionar insieme in questo camerino; e presa quella per la mano, molto cortesemente l’invitò che quivi entro seco entrasse. Alix, tutta vergognosa, fatto un animo da lione, v’entrò; e il re come entro la vide, l’uscio del camerino col chiavistello fermò. Non ebbe il re la porta più tosto chiusa, che Alix, acciò che egli non le facesse violenza, dinanzi a lui inginocchiatasi con ferma voce ed altero animo gli disse: Sire, nuovo istinto dinanzi a voi m’ha condotta, ove io già mai a questo modo venir non credeva: ma deliberata di levarmi la seccaggine dei vostri messi ed ambasciate, e soddisfar ai parenti miei, che da voi corrotti, tutto il dì m’esortavano a compiacervi, ove mi dovevano prima strangolare; e nell’animo mio deliberata cio chè di me intendo di fare, qui sono presta ad ubbidire ai vostri comandamenti: ma prima che che io nella total vostra libertà mi ponga, e che voi prendiate di me quel diletto che tanto mostrato avete amare, voglio per esperienza certificarmi, se l’amor vostro verso me è sì fervente, come per tante lettere m’avete scritto e più volte mandato a dire. E se così è, come volete ch’io creda, voi mi farete una picciola grazia, che a voi sarà molto facile a fare, ed a me apporterà il maggior contento, che io mai sperar nè aver possa. Se poi ciò ch’io vi richiederò, forse vi paresse duro e grave a metter in esecuzione, voglio da voi intender se lo farete o no, altrimenti non sperate che io, mentre avrò fiato in corpo, sia mai di cosa alcuna per compiacervi. Sovvengavi, sire, di quello che già a Salisbury mi diceste, e poi scrittomi e fatto intendere, che sapendo voi di farmi cosa grata, non v’avrei tanto saputo comandare, quanto da voi subito in effetto sarebbe stato messo. Ora io non vi comando (che questo presumer mai non debbo) ma bene umilmente vi piego e supplico, che degniate darmi la parola e fede vostra di far ciò ch’io vi supplicherò, e ricordatevi che parola di re mentir non deve, nè esser vana. Il re che mentre ella parlava, le teneva gli occhi fisi dentro il bel viso, e a lui pareva senza paragone più bella e più leggiadra, che mai veduta l’avesse, sentendosi ora sì caldamente da quella bocca pregare da cui egli un amoroso bacio tanto bramava, non che una picciola grazia, ma tutto il regno le avrebbe promesso. Il perchè chiamato Iddio e tutti i santi e sante del paradiso per testimoni a quanto dirle e prometterle voleva, in questa forma le rispose: