Pagina:Bandello - Novelle. 4, 1853.djvu/216

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218 parte quarta

NOVELLA I.


Simone Turchi ha nimistà con Geronimo Deodati lucchese. Seco si riconcilia, e poi con inaudita maniera lo ammazza; ed egli, vivo, è arso in Anversa.

Voi m’invitate, madama illustrissima e voi signori, che essendo io venuto ora dalla grande, popolosa e abbondante di ogni cosa al vivere nostro non solamente necessaria, ma che ci possa recare giovamento, delicatura e piacere, la città, dico, di Parigi, che io voglia narrarvi alcuna cosa di nuovo. Che in vero mi pare quasi impossibile di partirsi fuori di Parigi, a chi ogni pochetto di tempo ci dimora, che egli non ne esca pieno di novelle. E lasciando per ora le nuove di quella gioiosa corte, che, come si scrive dell’Africa, sempre alcuna cosa ha di nuovo, nè volendo dire de’ maneggi, che adesso vanno attorno tra i nostri principi cristiani, e tanto. variamente se ne parla da chi forse meno ne sa; io vi vo’ dire un pietoso e degno di compassione accidente, perpetrato con tanta scelleraggine, quanta possiate imaginarvi. Questo caso è seguito tra due mercanti della gentile città di Lucca, colà nella Fiandra, nella nominatissima, molto ricca, mercantile e festevole terra d’Anversa. In quel luogo è quasi come un mercato generale a tutti i cristiani dell’Europa e d’altrove, e vi è una maniera di vivere molto libera e viepiù dimestica assai, che in molti altri luoghi. Ora tra l’altre; dimestichezze che in Anversa sono, una ce ne è, che ora vi narrerò. Costumano le figliuole da marito, come diventane grandicelle, per l’ordinario avere tutte alcuni giovani loro innamorati, i quali da esse si chiamano servitori. Quella dipoi è più stimata, che più ne ha. Quelli che le corteggiano, e si dichiarano loro servitori, vi vanno nelle case liberamente tutto il dì; e ancora che ci siano il padre e la madre, non cessano visitarle e corteggiarle, ed ancora staisi a parlar seco mattina e sera. Le invitano anco bene spesso a disiòari e cene, e come qui si dice, a banchettare a diversi giardini; ove le fanciulle e giovanette, senza guardia di chi si sia, liberamente con gli amanti loro vanno; e colà se ne stanno tutto il dì in canti, suoni, balli, mangiare e bere e in giuochi, con quella compagnia che l’amante avrà invitata. La sera l’amante prende la sua signora, e a casa di le; l’accompagna e la rende alla madre, la quale amorevolmente ringrazia il giovane del favore ed onore che ha fatto alla figliuola.