Pagina:Baretti - Prefazioni e polemiche.djvu/45

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II. PREFAZIONI ALLE TRAGEDIE DI PIER CORNELIO 35

ne hanno dati questi precetti, mi satisfano punto punto; e dico che chi avesse cervello a sufficienza e venisse a me per consiglio, io gli dire’ di non far mai né tragedia né commedia in verso o sciolto o sdrucciolo o alternato o non alternato o che so io. — Qual numero vorresti! dunque ch’egli adoperasse? Vorre’ tu ch’e’ le facesse in prosa? — Signor no. — In versi alessandrini o sia martelliani? — Libera nos. Domine. — In qual metro dunque? in terza, in ottava rima? — Oh adesso si, l’avete indovinata. In terza rima o in ottava per l’appunto; e mei lascino dire Gravina e chiunque, o prima s’ei vi fu o dopo di lui, ha protetto e esaltato il verso non rimato; e si lascino in pace i gjeci, i quali non usarono rima perché non n’avevano. E che, per l’amor di Dio, ha che fare la lingua greca con la toscana? Quella aveva i suoi numeri, le sue inflessioni, il suo genio, diversi dalle inflessioni, numeri e genio della nostra, e non occorre fare a un tal modo e dir poi: — Oh i greci hanno detto, hanno fatto cosi; — e male vogliono que’ tanti che assolutamente vogliono che così s’abbia oggi a fare come i greci facevano, né più né meno. Che pazzia! Ringraziata sia la ventura che né Dante né l’Ariosto né il Pulci né il Berni né i due Tassi né gli altri nostri poeti epici hanno avuta la fantasia del Trissino, il quale per nostra disgrazia seppe un po’ troppo di greco; che se meno n’avesse saputo, il suo poema ne averebbe lasciato forse in verso rimato, e così non se ne giacerebbe su per gli scaff’ali delle librerie, appena letto dagli uomini più flemmatici. Il Gravina e tutti i gravinisti (siami permesso dar questo nome a’ partigiani del verso sciolto, per maggior brevità) avrebbono bel predicare, ma non farebbon mai leggere ad un gondoliere qui di Venezia un canto intero di quella Italia liberata, malgrado la soavità ed altezza de’ suoi bei versi e malgrado quegl’infiniti vaghissimi fiori che ne’ greci giardini il Trissino ricolse e de’ quali ornò la sua opera. Gran virtù della rima! I gondolieri cantano pure (e più d’una notte mi son anche venuti in fastidio) e le bravure d’Orlando e l’armi pietose di Goff’redo. Poche volte s’è stampata l’Italia liberata; ma ài Orlando e del Gojredo si dirà egli cosi? E qualche saputo in greco mi