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54 PREFAZIONI E POLEMICHE

chiamar pietà in greco né in italiano, ché le sarebbono fischiate coi fiocchi. Il cielo le scampi da tanta rovina. Torniamo adesso a quello che io diceva da principio.

Dunque, perché noi abbiamo tre o quattro o cinque tragedie che sono sentite, senza che il volgo sbavigli troppo, alcune poche volte ne’ lunghi carnovali di questa città, noi vogliamo dire che abbiamo de’ Pier Corneli a mazzi? Deh non paragoniamo né per numero né per bellezza le nostre tragedie con quelle de’ francesi, e molto meno le nostre commedie colle loro, ché ci faremo corbellare a’ tempi presenti da chi intende e da tutti i nostri ragionevoli posteri, ché ella è troppo gran bestemmia il voler dire che l’Italia ha de’ Corneli e de’ Molieri. Qual è quel poeta italiano che abbia posti in sulla scena cento bellissimi e diversissimi caratteri di persone, come il Cornelio ha fatto? quale che sia tanto conosciuto da un canto all’altro dell’Europa come il Molière? quali teatrali poeti si sanno mezzi a memoria dalla plebe italiana, come mezzi a memoria si sanno e l’uno e l’altro di questi due immortalissimi francesi dal popolo francese? Via, via, mostriamoci più sinceri, più disappassionati e più retti giudici delle cose nostre, e non facciamo come alcuni che spacciano magnificenza in piazza e poi non hanno del pane in casa. Diciamo che l’Italia è ricca d’un’altra sorte di poesia più pregevole ancora della teatrale; diciamo che nell’epica abbiamo cose e per numero e per varietà e per bellezza molto maggiori di quelle della Grecia e del Lazio; che nessuna nazione antica né moderna, nessuna lingua vivente ha chi si possa porre in linea con Dante, coll’Ariosto, col Tasso, col Pulci, col Berni, col Lippi, col Tassoni e con altri nostri autori di poemi; e lasciamo a’ francesi l’onore del loro teatro e tragico e comico, e ridiamo de’ loro poeti quando pongono mano all’epica tromba, che in quella loro lingua non potranno sonar mai; e non imitiamo i loro poco giudiziosi critici che vengono a criticarci Dante e l’Ariosto e a lodarci il Tasso e il Trissino ed altri poeti senza punto intenderli, biasimando e lodando sempre egualmente a sproposito i nostri poemi, i quali per lo più né hanno que’ difetti che i francesi appongono loro, né quelle bellezze che loro attribuiscono. E sopra