Pagina:Barrili - Arrigo il Savio, Milano, Treves, 1886.djvu/45

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chiedere? Le amicizie, così belle nel loro disinteresse, in certi momenti, e senza secondi fini, non sono esse un capitale che si sfrutta?

— È un'altra cosa; — rispose Arrigo. — Il Ceprani è mio amico. Spenda la mia amicizia, la faccia valere, ma non tocchi la mia borsa.

— Sei troppo rigoroso; — notò il vecchio. — Ma che uomo è costui?

— Un buon diavolo, ed anche onesto, per quel che fa la piazza; ma di affari s'intende com'io di greco, che n'ho avuta una tintura al Liceo.

Aggiungi che ha una mano così disgraziata, da guastare tutto quello che tocca. Ha sempre qualche preziosa notizia, per certe sue attinenze con uomini di governo, ed io ne cavo profitto... facendo tutto il contrario di ciò ch'egli fa.

— Vedi dunque che tu lo spendi; in qualche modo fai capitale di lui.

— Eh, se tu la intendi così, caro zio, tutti avranno diritto ad una parte della mia sostanza, mentre io so di non doverla che a me.

— Ah, sì, parliamone un poco, — disse il vecchio,