Pagina:Barrili - Castel Gavone.djvu/121

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l prode Tommaso. — Ed io non ho potuto ricattarmi sul compagno del Fregoso, perchè non avevo meco che questo coltello da caccia.

— Bravi giovani! — sclamò il dabben gentiluomo. — Ma dimmi, è così grave

la ferita, che il nostro Pico non possa muoversi dall'Altino?

— Oh, non dico questo, magnifico messere; su d'una lettiga si potrà

sicuramente portarlo via di laggiù.

— Va dunque; piglia quattro soldati alla porta di San Biagio e sia il

nostro Giacomo condotto al castello, dove gli sarà usata ogni cura.

— Padre mio, — entrò a dire timidamente quell'anima pietosa di madonna

Nicolosina, — se noi gli andassimo incontro?

— Perchè no? — soggiunse il marchese, assentendo del gesto. — È delle

dame aver cura ai feriti. Giacomo Pico ha salvato la vita a me; la mia famiglia deve essergli grata. Andate dunque e veda il Finaro che le sue castellane son pronte ad ogni ufficio di carità pei nostri fedeli servitori e soldati. Ma ora che Pico è ferito, chi porterà l'annunzio della sfida di Genova al capitano della Lega, a Millesimo? —

Tommaso Sangonetto, che stava coll'occhio alla penna, vide che quello era momento da farsi avanti e acciuffar l'occasione.

— Magnifico signore, — diss'egli, inchinandosi, — non valgo io nulla per

obbedirvi? Son tutto vostro e se v'è cosa che io possa fare, in cambio del mio povero amico, eccomi ai vostri comandi.

— Sì, puoi servirmi benissimo; — rispose il marchese Galeotto. — Si

tratta di portare una lettera a messer Francesco del Carretto, signor di Novelli. Lo