Pagina:Barrili - Castel Gavone.djvu/229

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— Che! non si scappa! — gli gridava un di costoro, che lo aveva

agguantato pel collo e gli faceva sentire il ginocchio nelle reni. — Tu se' capitato nelle granfie del Tanaglino e puoi metter l'animo in pace. A te, Vernazza; due giri di corda e legami questo ribaldo. —

Il soldato, che rispondeva al nome di Vernazza, si cavò di sotto il farsetto la corda di ricambio della balestra e l'avvolse prontamente, senza tanti riguardi, intorno ai polsi del Maso, che si trovò per tal guisa ammanettato come un ladro in mezzo ai sergenti della giustizia.

— E adesso, vira di bordo! — gli gridò il Tanaglino, accompagnando

l'ordine con un colpo d'aiuto, che al Maso fece tornare in memoria le carezze di mastro Bernardo.

Obbedì, e, come volle il Tanaglino, prese la strada dell'Argentara, a passo giusto da prima, indi man mano più frettoloso, perchè i balestrieri lo spingeano da tergo, incalzati com'erano d'improvviso dalle schiere di riscossa condotte innanzi dal marchese Galeotto.

Ad una svolta del sentiero e già in vista dello steccato di Pertica (che colaggiù erano calati i genovesi a piantar battifolle) comparve messer Pietro Fregoso a cavallo, e comandò ai capitani delle compagnie di far ritirare in fretta la gente, lasciando libera e sgombra la via al nemico.

Obbedirono tutti, e, menando seco i prigioni che avevano fatti, si gittarono pe' campi.

Il Maso colse il destro di quella conversione, per dare una sbirciata dietro di sè. Il cuore gli fece un sobbalzo di contentezza, poichè non molto lunge ondeggiava