Pagina:Barrili - Castel Gavone.djvu/284

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— Provvedete alla salvezza vostra, Galeotto! — disse madonna Bannina,

che lo aveva seguito. — Voi libero, niente è perduto. Accogliete il consiglio di Antonio e la mia preghiera. —

Il marchese non sapeva risolversi. Darla vinta del tutto ai traditori gli cuoceva; cadere in balìa dei genovesi gli parea troppo grande vergogna. E in tal contrasto esitava.

— Orsù, egli non c'è tempo da perdere; — disse Antonio Porro. — Madonna,

vi prego, annodate le lenzuola del letto, il copertoio, quanto vi capita alle mani. Io faccio la via. —

E si volse alla finestra dell'anticamera di Galeotto, nella quale si erano in quel trambusto ridotti. Una inferriata diritta ne chiudeva il vano. Antonio Porro afferrò le spranghe e le scosse con tutto il vigore de' suoi polsi d'acciaio. Traballarono quelle; ma Antonio, dalla resistenza che avevano fatta, giudicò che troppi scrolli sarebbero bisognati a schiantarle, e in quelle strette ogni istante era prezioso, per la salvezza del suo signore.

Perciò, mentre Galeotto lo venia guardando ansioso, e madonna Bannina colla sollecitudine dell'affetto e dalla paura stava annodando i pannilini della sua camera a foggia di corda, Antonio Porro si trasse indietro alcuni passi, raccolse le membra, strinse le pugna sul petto, e veloce, impetuoso, come un braccio di catapulta, si scagliò contro l'inferriata con tutto l'urto delle sue spalle poderose.

Le sbarre percosse si piegarono in fuori, segno che parecchi dei capi si erano smossi dai loro alveoli di piombo. Un nuovo urto, non meno poderoso del primo,