Pagina:Barrili - Galatea, Milano, Treves, 1896.djvu/277

Da Wikisource.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

— 269 —

nel divo Terenzio il difetto di pratica; ed egli rimane agli occhi di tutti un gran cavaliere. La mia gloria, nondimeno, è al colmo. La contessa Adriana, nel farmi le sue vivissime congratulazioni, mi offre perfino dei fiori. Oh Dio! e Galatea, che vede, che cosa penserà del fatto? che cosa dei ringraziamenti, che son pur costretto a fare? Cerco di rimediare, rivolgendomi alle altre signore, alle Berti, da principio.

— Non avrò i loro fiori, signorine? —

Le tre fanciulle son ben liete di appagare il mio desiderio; mi danno tre bei garofani dei loro mazzolini. Anche le mamme mi fioriscono alla lor volta; e così posso chiedere il suo fiore alla signorina Wilson.

— Ne ha già troppi; — mi risponde. — Ed io, del resto, non ne ho.... devo averli smarriti. —

O lasciati cadere, birichina; lasciati cadere a bella posta dietro la sedia, a mala pena mi hai veduto in giro, col manifesto proposito di finire da te.

La banda di Dusiana rumoreggia da capo,