Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/173

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banchiere Parodi? Sicuro, il cognome ce l’ho, e il banco del pari; ma un banco da menarvi la pialla; il cognome, poi, posso andarmelo a spendere! —

In questi discorsi il nostro Pasquale era sceso dall’erta di Mascherona, per andarsene poco lontano, dove ci aveva casa e bottega. Ma più s’avvicinava ai dolci penati, e più gli sbollivano le ire.

— L’ho fatta, e adesso mi bisognerà rasciugarla. Del resto, domando io, come potevo uscirne altrimenti? Mi fossi anco buttato ginocchioni e tanto mi mandavano a spasso, dopo quel negozio della lettera. Non avrei dovuto mettermi in quella briga, e ricordarmi il detto de’ miei vecchi, che cenci van sempre in aria; ma sì!... Quel Garaventa è un così allegro compagnone, che s’ha da volergli bene per forza, e fare tutto ciò ch’egli vuole. E che buon vino si beve, in sua compagnia! Altro che il vino delle monache! Peccato ch’egli baci a mala pena il bicchiere! Si direbbe che n’abbia paura, lui, un vecchio soldato d’America! Basta, quel che non imbotta Michele imbotta Pasquale, e i conti si pareggiano. L’ho a far rimanere di princisbecche, or ora, quando gli racconterò che il colpo è fatto a dovere. E quell’altro signore, quello della gazzetta, sarà certamente con lui ad aspettarmi, poichè ci ha il diavolo dell’impazienza in corpo. Giovani, giovani! Quand’ero giovine io, ne ho fatte la mia parte, per sposarmi la Tecla!... E adesso anche lei m’è diventata una vecchia brenna, piena di guidaleschi, brontolona, balorda. Chi me l’avesse detto, quando s’era promessi e s’andava a far la nottata fino alla Madonna della Guardia, per trovarci lassù prima dell’alba? Che grazia di Dio! Al primo raggio di sole ci si specchiava tutti nelle nostre facce scialbe e nei nostri occhi lividi; ma lei, la Tecla, era là, colorita e fresca come una mela carla. E ce n’erano di volti a strizzarle l’occhio, ce n’erano, di questi damerini che vanno attorno per le fiere; ma lei dura; volle Pasquale, ed ebbe Pasquale. E l’ha tuttavia, il su’ omo, ma con trent’anni di sopraccarico. Povero cavallo bolso, ha finito anche lui di trottare; le spalle poi gli si sono incurvate, come per fargli vedere la fossa. Ma vedete un po’ quelle scimunite, quelle teste imbacuccate! Perchè la fatica m’ha concio a questo modo, s’ha a darmi del gobbo? —