Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/199

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a soggiungere: - le mie ragioni, che Le dirò schiettamente tra breve.

- Io dunque torno a rallegrarmi di non averla incontrata laggiù; - ripigliò il duca, sorridendo cortesemente; - poichè ad una conversazione come la nostra, la tranquillità di quattro pareti è più conveniente d’una pubblica strada. Ma eccoci a casa mia, voglia entrare, e considerarsi il padrone. -

Il Giuliani non rispose altro, ed entrò lestamente, senza pur dare un’occhiata alla palazzina, del resto assai poco notevole per architettura, in cui dimorava il suo ospite. Egli e il duca salirono una scala modesta, scortati da un servitore nero, o quasi, che pareva mutolo. Costui, diffatti, non disse verbo, e a certe dimande che gli fece il padrone in lingua forestiera, e che certamente non era tra le parlate in Europa, ripose a cenni rispettosi del capo.

- Un servitore di poche parole! - notò il Giuliani, mentre salivano.

- Ah sì, povero Sindi! - rispose il Duca. - Egli cincischia tutte le lingue de’ paesi, nei quali mi segue da ott’anni, ed io lo compenso parlandogli il suo bengalese, che egli sta ascoltando con venerazione, come un sacro ricordo della patria. Non è egli vero, Sindi?

Il servitore, dall’alto del pianerottolo dov’era giunto, e dove stava raccogliendo colla mano i lembi della portiera, rispose con un breve sorriso.

- Questo signore è amico mio, - soggiunse il duca, - e tu lo avrai come un altro me stesso. Suvvia, di’ due parole in italiano.

- Sindi farà come padrone comanda; - rispose il servitore con breviloquenza spartana.

Intanto, nel cuore del Giuliani s’andava operando un gran mutamento. Quella imperturbabile serenità di volto, quella severa dolcezza di modi, se al tutto non lo avevano soggiogato, attiravano già tutta la sua attenzione. Anch’egli incominciava, suo malgrado, a sentire quello che pochi giorni innanzi aveva sentito Lorenzo, e già, mentre si preparava a combattere, andava rimasticando il desiderio di trovare in quel mesto gentiluomo un amico.

- E adesso, - parlò il duca, come furono soli nel salotto, - sedete, signor Giuliani, e ditemi in che posso tornarvi a grado. Lascio, come vedete, il Lei, che è troppo cerimonioso, e vi prego a fare altrettanto.

- Volentieri, signor duca; alla romana, - rispose il Giuliani. - Ed entro subito in materia. Anzitutto non vi sembri